Scandalezzate, palpitanti, per quella misteriosa e dolce paura che le donne più semplici hanno cara come una carezza d'amore, le vecchie se lo mangiavano con gli occhi e lo amavano.

Ma se la sottana di don Tinazza sventolava in lontano, l'oratore rivoluzionario perdeva immantinente tutto il suo uditorio. Chi non poteva allontanarsi abbastanza presto, fingeva di dormire.

***

Nell'autunno Alessandro cadde malato, e la moglie gli si mise al fianco da una parte, «Gerolamo» dall'altra.

Addio gaie recite sotto agli alberi verdi! Addio buone chiacchierate al sole!

Già coi primi freddi di ottobre molti dei più vecchi se ne erano andati. Nuovi ospiti arrivavano, nuovi balestrati dall'esistenza, in cerca di un ultimo rifugio.

«Gerolamo» non si allontanava mai dal letto dell'amico infermo e l'infermeria era piena di malati spediti, moribondi.

Tossivano, gemevano, rantolavano, infine partivano ad uno ad uno.

I preti stazionavano ora a un letto ora all'altro. E da mattina a sera si sentiva un continuo biascicamento di preghiere latine fatte da bocche senza denti.

— Lo sai, io non voglio il prete — disse un giorno Alessandro all'amico suo.