Forse sono stata un po' ingiusta.
Giannina fu carissima ieri.
Ha ingegno anche lei...
1 Giugno 1880.
Sono ingiusta del tutto: egoista... cattiva!... Ma non ne posso più. Soffro come non ho mai sofferto.
I dolori passati si risvegliano e si acuiscono in questo nuovo dolore. Li risento tutti. Tutta la mia vita si ripresenta al mio spirito come un quadro desolante. Le angoscie, i rimpianti, i rancori, che l'amore materno aveva soffocati, insorgono repente, e mi pungono e mi mordono.
Che vita monotona è stata la mia!... Perchè ho vissuto?...
I miei anni sono passati con una sola gioia: mio figlio. Mio marito può vantarsi di non avermi dato alcun serio dispiacere; ma neppure alcuna gioia! La nostra unione è stata arida e fredda, con un solo fiore, un solo profumo, una sola luce: Ernesto. Se il mio cuore non ha ceduto alle tentazioni dell'amore, se sono stata una moglie fedele, egli deve ringraziare suo figlio.... e la delusione che aveva agghiacciato il mio cuore prima del matrimonio.
L'ho veduto l'altro giorno, quel povero Anselmo! Mi ha fatto pietà. Anche quel rancore è morto. Ma lei, lei... che vipera! Sempre la stessa... È forse così che bisogna essere per vincere nella vita?... Per attaccarci un uomo e disporre di lui come di un fanciullo?... E di che uomo! Un uomo intelligente, bello, geniale!... Anselmo aveva tutto per essere felice...
Come si sarebbe stati, bene insieme!