I mobili!... anche quelli!... Mentre lei lavorava come una martire, per lui, per mantenergli la vita inutile, per accontentargli i vizi, egli le bruciava i mobili, le distruggeva la casa!...

Non bastava averla ingannata, sposandola, quando lui era già malato, rifinito; non bastava maltrattarla, avvilirla, perseguitarla in tutte le sue inclinazioni!...

Così, dal cuore oppresso della infelice erompevano i lamenti insieme ai singhiozzi.

Ma al vecchio quei lamenti e quei singhiozzi urtavano i nervi.

— Taci... — le andava dicendo — taci, maledetta smorfiosa!... i tuoi amanti ti ricompreranno la mobilia nuova... io sono un povero vecchio!... Io ho freddo!...

All'atroce insulto Noemi scattò.

Amanti?... A lui sarebbe forse convenuto, ma a lei no!... Aveva la pazzia dell'onestà, lei!...

Allora il vecchio brandì il bastone sul quale s'appoggiava nel camminare e le menò un colpo sulle spalle.

Noemi restò un momento come impietrita. Una disperazione indicibile la schiacciava. Era giunta al limite della sofferenza umana.

Si scosse. Alzò gli occhi fieri in faccia al marito, gli strappò il bastone e lo gittò a terra, poi si allontanò.