Di tratto in tratto alzava gli occhi e incontrava lo sguardo fisso del giovine pittore. Allora provava una strana sensazione di ritorno alla vita; le sue forze si rianimavano; gli era come se un'ondata nuova di sangue fresco e vigoroso fosse entrato nelle sue vene e ne avesse cacciato il veleno.
Ma dopo brevi istanti, il nemico occulto ritornava all'assalto, e lei era sempre più debole.
Finito! Finito!
La sua vista si annebbiava; per quanto si sforzasse a guardare, ora non li vedeva più quegli occhi neri e amorosi fissi nei suoi: non sentiva più la corrente magnetica di quello sguardo potente, che le ridava la vita.
Finito! La vertigine aveva vinto.
Il valzer fu interrotto. Le mani appesantite e inerti della pianista caddero sui tasti producendo un suono lugubre. Ella si piegò in avanti, e sarebbe caduta se il giovine pittore, che mai aveva cessato di osservarla, non si fosse trovato presso di lei per sostenerla.
Egli l'alzò di peso e la portò sur un divano, che le donne circondarono.
La festa finiva tragicamente, appena cominciata.
Il terrore imbiancava le faccie arrossite dal ballo.
— Muore!...