Ora lei non l'aveva già più. La sua miseria era più grande che non potesse dire: tanto grande che cercava sempre di nasconderla un poco. Un giorno che le era ancora balenata la speranza di una scrittura discreta, aveva impegnata quella sottana — l'unico capo buono che possedesse — per mangiare un poco, senza cercare la carità. Poi, la scrittura essendo andata in fumo, aveva venduta la polizza per pochi soldi. — Tornerò a momenti per la risposta — gridò anche qui, senza fermarsi per non essere interrogata dalla portinaia che la conosceva.

Affrettò il passo verso l'ultima meta della sua questua. Era la più penosa: là, in quella casa di un aspetto assai decente, stava suo marito, con due figliuoli di lei e un'altra donna! Era veramente un fatto troppo doloroso, chiedere un pezzo di pane a quell'uomo! Eppure Matilde non era spinta dal solo bisogno a portare in quella casa la sua miseria. Era una specie di vendetta, di persecuzione impotente, e il solo mezzo di accostarsi alle sue creature. Pensare che dopo di averla spogliata di tutto, quell'uomo le aveva portato via anche i bambini, cacciandola ignominiosamente! E lei doveva tacere.

La ragione legale era per lui: poteva farla andare in prigione se voleva. Era così la legge che lei non intendeva e chiamava assassina.

La portinaia stava sull'uscio. Vista Matilde non le lasciò il tempo di entrare dicendole subito: — Quelli che lei cerca, non stanno più qui. Sono andati via.... fuori di Milano.

Matilde restò sbalordita, poi replicò:

— Andati via?... Dove?... Non per sempre certo?...

La portinaia si strinse nelle spalle: non era affare suo: non sapeva: ma avevano portato via ogni cosa ed erano andati alla stazione.

Colpita al cuore Matilde restò senza parole. Non sapeva come staccarsi da quella casa: non poteva persuadersi che la sua disgrazia fosse così completa.

Non contenti di averla cacciata, dunque, si sottraevano perfino ai suoi lagni, alla sua vendetta, alle sue preghiere!

Un singhiozzo le sollevò il petto. Per quanto abbrutita, il dolore poteva in lei ancora più della collera, più della fame. L'assaliva una corrente di tenerezza retrospettiva che la trasportava. Quelle due creature che erano sue, nate da lei, nudrite da lei, e che ora andavano via... lontano... con la ganza di suo marito... Quelle faccine delicate, quei sorrisi ingenui, quei grandi occhi dolci, che tanto l'avevano confortata nei primi anni..., quei tepidi baci... quelle sante carezze... oh! come tornavano alla sua memoria, come la straziavano!... Se avesse potuto rivederle un momento, baciare quelle testine ricciute, esalar l'anima ai loro piedi!