La portinaia le aveva voltate le spalle, ed ella rimaneva là, ritta sul marciapiedi, sotto al becco del gas che metteva in risalto tutta la sua miseria.... In quel momento non pensava a nascondersi — non sentiva il freddo acuto... nulla.

Una guardia, che da qualche tempo la sorvegliava per sorprenderla in delitto flagrante di accattonaggio, visto che non ci riusciva, le intimò bruscamente di andare avanti, chè disturbava la gente.

Matilde non si scosse, non fece alcun gesto di sorpresa nè di protesta, si asciugò gli occhi pieni di lagrime e lentamente, quasi inconsciamente obbedì al comando.

Tornò a camminare, o meglio a scivolare rasentando i muri, come un'ombra. Così rifece la sua penosa Via Crucis, per raccogliere le risposte ai suoi tre biglietti, pensando a tutt'altro, o non pensando affatto come una macchina che compie il suo giro.

Tornavano i ricordi ad assalirla e le immagini si cozzavano confuse: le due bimbe con le braccia tese verso di lei; suo marito a braccetto di un'altra donna — lei stessa colpevole, vilipesa, scacciata — poi balestrata di giorno in giorno fino all'ultima miseria: un cencio sudicio adoperato ai più vili mestieri. E in mezzo a queste lugubri fantasie tornava, per tormentarla di più, la prima visione luminosa: una figura di donna raggiante di gioventù e di bellezza, punto di mira a migliaia di sguardi, desiderata, applaudita da una folla di uomini. Quella donna era lei stessa, lei stessa, felice di sentirsi bella e giovine, esaltata da quei trionfi, ma onesta.

Tutti glielo dicevano; era una brava ragazza, non voleva saperne di raggiri: voleva maritarsi: faceva bene. Proprio così: lei era fidanzata a un negoziante del suo paese e non aveva raggiri. E si stimava savia e disprezzava le altre. Chi le avrebbe detto che di là appunto doveva nascere la sua rovina? Chi le avrebbe detto che, dopo smesso di ballare per dedicarsi tutta alla famigliuola, le sarebbe toccato di ricominciare, per far fronte alla miseria, con le gambe rese pesanti dal riposo, le carni floscie, la faccia scarna, i capelli brizzolati? e la crudele memoria numerava ad una ad una le infinite amarezze di quel ricominciamento. Gli antichi ammiratori che affettavano di non riconoscerla; le faccie dure e fredde degli impresari che le facevano la limosina di una miserissima scrittura; le faccie maligne delle rivali atteggiate a beffarda pietà.

Ma si fa il callo a tutto. Ella si era avvezzata a quella vita, come da giovinetta a ballare mezza nuda sotto al fuoco dei cannocchiali. Si consolava che almeno poteva dare un pezzo di pane ai suoi bambini, quando il marito rimaneva lontano le settimane e i mesi senza ricordarsi della famiglia. Così avvenne che la paga non bastando, si lasciò trascinare e fu sorpresa e cacciata da lui che aspettava quel momento per metterla fuori dell'uscio. Quante lagrime, che disperazione! Ma la sera stessa, con quel peso sul cuore, le toccò ben di ballare in un costume di follia, col viso impiastricciato di rossetto e di biacca, la parrucca bionda e gli occhi tinti! Le lagrime che si sforzava a trattenere per non disfarsi il viso, le gonfiavano le tempie e le serravano la gola. Le persone ridevano a vederla così goffa e brutta.

Dopo il teatro, uscita nella strada, con un freddo intenso, ella andò errando per le vie, non sapendo dove dormire. A casa, il marito non la voleva e lei non aveva un soldo. Girò tutta la notte, così, mezza pazza, e finalmente accettò l'invito di un suo collega, che in capo di un mese la pregò poi di andarsene.

O che vita! Che miserabile vita era stata la sua da quel giorno!

Quanta fame aveva patita e che freddo atroce nei lunghi inverni!