Ernestina lo raccattò, lo chiuse, lo pose sul banco, e, presa con sè la scatola che doveva essere spedita, ritornò indietro per la medesima strada, riattraversando ancora una volta tutte le sale di scuola. Nel sesto corso, dove ella aveva passate tante ore tutti i giorni per sette anni di fila, il suo passo si rifece lento, mentre il suo sguardo si andava fermando qua e là, come per rianimare certe memorie impallidite, e riassorbire le emanazioni ancora distinte della vita, della gioventù, che aveva consumata là dentro.
Quando uscì nel corridoio pareva più pallida, e un sorriso amaro errava intorno alla sua bocca.
Non le restava che attraversare le sale di parlatorio, le sale di ricevimento, e la grand'aula dei concerti, ancora in pieno addobbo per la recente solennità. La sua cameretta era dall'altra parte, nell'angolo estremo dell'edificio.
Il parlatorio non le destò alcun ricordo interessante. Osservò per la millesima volta che le mobilie moderne addossate ai muri, stonavano maledettamente col carattere grandioso della decorazione, così poco adatta per un collegio; e tirò innanzi verso le altre sale, egualmente mancanti d'insieme, egualmente desolate del loro lusso freddo e senza carattere.
Involontariamente, ella pensò al tempo in cui quel palazzo non era ancora trasformato in collegio, ma abitato dalla nobile famiglia di cui portava tuttora il nome.
Le tappezzerie delle pareti, gli affreschi dei soffitti, i grandi specchi saldati nel muro, le statue innalzate sui loro piedestalli nel dolce riposo delle nicchie, tutto parlava dell'antica magnificenza e dell'uso cui quelle sale erano destinate.
A poco a poco la sua fantasia, eccitata dalla solitudine e dalla veglia, si popolò d'immagini fantastiche, e cercò di delineare a grandi tratti qualcuno dei quadri smaglianti e pieni di vita ch'erano stati chiusi in quelle cornici. Dalle ampie finestre, dagli splendidi affreschi, dalle ombre dei muri, uscivano voci che raccontavano di feste colossali, di banchetti, di avventure dolci e terribili. Chi sa quante coppie innamorate avevano sostato davanti a quel grande specchio, ora un po' annerito! Chi sa quante belle ambiziose vi avevano ammirato il trionfo delle loro forme! Che cosa indefinibile è un ballo di signori!...
Ernestina, non aveva mai ballato; non sapeva ballare. Ma qualche volta, come spettatrice, aveva veduto, osservato e indovinato una quantità di cose. Si ricordava una certa coppia formata da due giovani, belli, che si tenevano stretti e volavano via come il vento. Ella aveva chiesto ingenuamente chi erano quei due sposi che si volevano tanto bene, e la gente intorno a lei s'era messa a ridere e a bisbigliare. Più tardi aveva saputo che non erano sposi, ma cugini, e che la signora era maritata con un altro e già madre.
Eppure, se certe cose non le avesse vedute, avrebbe potuto credere che fossero immaginazioni, fandonie da romanzieri, tanto a lei non era mai capitato nulla.
Nulla! Che vita noiosa!