Già se in quel tempo qualcuno mi avesse interrogato sull'età dei miei tre prozii — io li chiamavo zii, naturalmente — avrei risposto che li credevo nati col mondo, o almeno con la casa, chè la differenza tra il mondo e la casa, in quanto a vecchiezza, sembrava a me di poco momento.
La possessione del marchese Giorgio Cravenna si stendeva sopra una lingua di terra sporgente nell'Adriatico, ultimo lembo di un versante alpino. Non era molto vasta e rendeva poco. Il terreno serbava la sua natura alpestre, poca terra arida frammischiata a una enorme quantità di sassi, sopra un fondo di roccia.
Un proverbio locale dice: Seminate frumento per raccogliere sassi. Oltre a ciò il flagello dei venti marini che bruciavano tutto; la scarsezza della pioggia e la frequenza della grandine.
Quante notti di temporale passate ai piedi della Madonna dei sette dolori, facendo bruciare l'olivo benedetto, ho nelle mie memorie infantili! E quante imprecazioni contro il cielo implacabile e il mare maledetto ho sentito fin dalla culla!
Ma che piovesse o grandinasse, che i gelidi venti di tramontana, o quelli molli del sud — ai quali la squallida punta era ugualmente esposta — ci dilaniassero; o che il sole splendesse ferocemente nel cielo di un cupo azzurro; il paese era sempre bello, di una bellezza pittoresca che io bambina inconsciamente sentivo e ammiravo: bello per quel suo carattere variabile, ora aspro e selvaggio, ora dolce e esuberante; grandioso sempre, per l'ampia distesa dell'acqua, solcata da navi, barche e battelli; per l'azzurra catena dei monti lontani; per le grandi foreste di roveri intercalate da spazi erbosi e da roccie; e sempre ricco di colore nel bello come nell'orrido.
Per miglia e miglia non s'incontrava un villaggio: appena un gruppo di sei o sette casupole, con una unica bottega, nel punto più centrale della costa. Del resto, niente altro che piccole case coloniche confinate in fondo ai poderi; soltanto di tratto in tratto una casa padronale, abitata nei pochi mesi della villeggiatura. Per tutto questo popolo sparso un'unica chiesetta sorgeva solitaria all'estremità di una frazione della punta, a destra del piccolo porto. A sinistra sulla punta maggiore, dove le secche erano più pericolose per la sicurezza de' naviganti, si drizzava la grossa torre della lanterna. E che divertimento per noi ragazzi, salire in cima al faro, penetrare nell'immenso fanale e stare a vedere come il vecchio Giacomo — un marinaio più nero e più ruvido di un tronco d'olivo — accendeva tutti quei lumi ad olio, il cui puzzo di moccolaia mi dà ora, al solo pensarvi, un senso di mal di mare!...
La casa dei miei prozii era una delle migliori, e la meno lontana dalla chiesa, non più di due o tre chilometri.
Era un edifizio solido, senza pretese architettoniche e si stendeva tutta in larghezza, da levante a ponente, con una profondità di appena due stanze medie, per cui, realmente, aveva l'aspetto di un'ala di casa più che di una casa completa. Difatti il progetto antico era stato assai più grandioso; ma i denari erano mancati all'esecuzione. Forse questo contribuiva a darle quell'aria di vecchia casa decaduta; mentre, osservandola bene, si capiva che doveva essere una costruzione del principio del secolo.
Sopra il piano terreno, occupato quasi interamente da un grande vestibolo, sproporzionato, s'innalzavano due soli piani: il primo destinato all'abitazione della famiglia; il secondo fatto per uso di granaio, con l'aggiunta di due o tre camerette per la servitù.
Il piano destinato alla famiglia si componeva di otto o dieci camere, tutte infilate, di una sala, di uno studiolo, di un tinello e di una grande cucina con terrazza.