CAPITOLO XV.
Sola.
Dopo tre anni di sacrifizio il dottor Carlo Chiari aveva finalmente la prospettiva di un posto più degno di lui.
Sfidando il freddo, il vento, la pioggia di un brutto giorno di novembre, la cavallina attaccata al vecchio calesse, andava andava per la campagna malinconica, sommersa nella fiumana. Le ultime visite!
Già il nuovo medico condotto aveva preso il suo posto; e da buon collega, egli lo aveva accompagnato da un luogo all'altro, presentandolo ai diversi clienti.
Adesso faceva una corsa per conto proprio, volendo salutare alcuni vecchi amici.
—Un buon diavolaccio—pensava egli riandando su i discorsi fatti col suo successore.—Starà qui meglio di me; ha famiglia e nessuna ambizione. Io vado, finalmente, vado!... Il mio destino si allarga; la fortuna comincia a sorridermi... Sono io contento?...
Aveva tutte le ragioni per esserlo. Un bel paese lo aspettava; un discreto stipendio, e molte probabilità di guadagni accessori.
Con tutto questo, egli non sapeva rispondere alla domanda che si era fatta.