Guardava in fondo alla strada, un po' a sinistra, le case della Cascina Grande: una larga macchia nerastra.
—Che tempaccio!—mormorò gettando il mozzicotto di un cattivo sella, e pensando a tutt'altro.
La malinconia della partenza penetrava anche la sua anima di gaudente ambizioso; quella piccola parte di se medesimo, quei tre anni di vita con le annesse abitudini e i tenui affetti, gli mettevano addosso, al momento di spogliarsene, un senso fastidioso di rimpianto. E accostandosi alla Cascina Grande, questo malessere cresceva, diveniva acuto, pungente.
—Maria!
Gli pareva che avrebbe quasi fatto meglio a non rivederla.
Il sole tramontava nel cielo grigio dietro alle nuvole. A un tratto una buffata di vento fece uno strappo in quella massa di bambagia sudicia; il disco d'oro sfolgorò su un fondo verdastro. Alcune nuvole nere si tinsero di porpora agli orli. Le vecchie case della Cascina si illuminarono; una vite selvatica, ancora coperta di pampini gialli e sanguigni, che adornava l'orto del fittabile, brillò nel sole. I vetri di alcune finestre scintillarono come bracieri accesi.
Oh! la campagna! La campagna aveva essa pure le sue civetterie... Gli pareva quasi bello quel brutto paese al momento di lasciarlo!
Sorrise, probabilmente di sè.
Trasse dall'astuccio di pelle un altro sigaro e l'accese... Poi, arrovesciando il capo sui guanciali della calessina, restò un momento assorto, spingendo in alto il fumo, in bianche spire sottili.
La nuova «condotta» lo avrebbe messo a contatto di veri signori, di gente colta, di qualche bella donnina... Certo. Il suo spirito, l'ingegno arguto, avrebbero trovato finalmente le occasioni di farsi valere...