Sbadigliò. Si drizzò con un movimento brusco. Scosse la cenere agglomerata in cima al «virginia» con un movimento istintivamente elegante della sua mano aristocratica, una vera mano di operatore, mano felice, specialmente per certe operazioni; come gli aveva detto il suo successore la sera innanzi, complimentandolo: una mano degna di una clientela signorile.
Mah!... Tutto arrivava fuori di tempo nella sua vita!... Quei tre anni lo avevano invecchiato, o, almeno, reso precocemente maturo. Come avrebbe goduto, tre anni addietro, di quella fortuna, che ora gli appariva scialba, insufficiente...
Davanti al cancello del vasto recinto la cavalla rallentò il passo spontaneamente. Egli non ebbe che a muovere un momento le redini per farle intendere che doveva entrare.
Il breve sfolgorìo del tramonto era scomparso. Le nuvolaccie si riaddensavano, coprivano tutta la volta del cielo. Le vecchie casupole riapparivano nel loro colore naturale, con i muri sudici, affumicati, rosi da vecchia lebbra.
Ricominciava a piovere.
Il dottore saltò dalla calessina e raccomandò al garzone di stalla, venutogli in contro, di metterla al riparo dell'acqua. Poi si avviò quasi correndo verso la stanzuccia, o meglio la cucina, a terreno, dove abitava la vedova del povero Sandro.
L'uscio era socchiuso, secondo il solito. Lo spinse e entrò dicendo allegramente:
—Permetti a un vecchio amico di salutarti prima di partire?...
La giovine donna, curva davanti al focolare dove stava preparando quella poca cena, si drizzò e si voltò di botto.
—Oh! signor dottore!...