Ma nel medesimo tempo, ella provava per la prima volta in vita sua un bisogno strano di gridare, di strepitare, di picchiare i suoi pugni pesanti su qualcheduno, di sfogarsi in qualche maniera.

Quasi senza sapere, per una ispirazione improvvisa le vennero sul labbro alcune strofe del Canto dei lavoratori, che certi giovinotti avevano sentito a Pavia e subito imparato, e insegnato agli altri. Il canto le sgorgò dal petto pieno di schianti e di lagrime.

«Su fratelli, su compagne,
su, venite in fitta schiera;
sulla libera bandiera
splende il sol dell'avvenir.»

«Nelle pene, nell'insulto
ci stringemmo a mutuo patto;
la gran causa del riscatto
niun di noi vorrà tradir.»

Tutti ascoltavano sbigottiti, non osando seguire quella voce profonda e appassionata, che li rimescolava.

Ma quando Maria cominciò il ritornello

«Il riscatto del lavoro
de' suoi figli opra sarà;
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà!»

le donne, trascinate da una forza arcana, si slanciarono. Alla seconda ripresa gli uomini le seguirono, tutti d'accordo.

Le pareti tremarono; il rumore della macchina fu soverchiato.

E il padrone che già s'allontanava, sostò in mezzo alla strada, ascoltando a denti stretti.