La signora Speraz che si nasconde sotto lo pseudonimo, bene ormai noto, di Bruno Sperani, ha contrapposto in questo suo nuovo romanzo la idealità della vita alla realtà; come indica il titolo.

Che tutto il romanzo sia condotto con pari felicità, non oserei affermare; certo è che vi si leggono pagine molto buone, che l'intendimento ne è sano ed alto, che vi sono figure ben tratteggiate, come quella della moglie del pittore, Filomena, che vive modello di virtù e di rassegnazione tutta dedita alle cure della famiglia. Anche merita lode la egregia autrice per avere osato condurre il romanzo in uno svolgimento ampio e pur logico di casi onde l'animo del Superti, dall'amore per la Mariuccia a quello non meno infelice per l'Eugenia, si mostra intero al lettore: e per la fine non volgare con cui ha chiuso tale svolgimento.

(Dalla Nuova Antologia).

Io vorrei che questo lavoro della gentile autrice si leggesse assai; troppo frequente è nella vita la lotta dei Numeri coi Sogni perchè non riesca utile lo studiare a quali risultati essa può condurre. Se è vero che la letteratura deve pur servire a qualcosa nell'educazione morale e intellettuale d'un popolo, io credo che quando questi romanzi avranno più lettori delle appendici quotidiane dei nostri giornali, si potrà dire con un arguto scrittore contemporaneo che «il termometro della coltura generale avrà lasciato le temperature invernali per salire ai gradi più alti della primavera e poi di quella di estate che matura i frutti.»

(Dalla Letteratura di Torino). Valabrega.

Bruno Sperani è un'osservatrice e una pensatrice—qualità e pregio raro quest'ultimo, in mezzo a tante scrittrici e scrittori, che sono mere macchine fotografiche, più o meno esatte, più o meno perfette, ma senza coscienza cerebrale. Nei lavori della Speraz vi è sempre, non una tesi, ma un concetto, ch'è rilevato dal punto di veduta in cui si pone la scrittrice, dalle cose che scorge, da quelle che sottrae, dalle ombre e dai lumi; insomma, non da quello che essa dice—intromettendosi non richiesta nell'azione—ma da quello che mostra, e sa vedere, dell'azione stessa. Così l'obbiettività non è mai violata, ma la produzione artistica non è più un lavoro fotografico, è un quadro: non ci dà una parte fortuita e inanimata, slegata, del vero—ma la riproduzione del vero in un disegno organico che lo riattiva e lo anima; così, e non altrimenti, intendiamo noi l'opera d'arte; così, e non altrimenti, noi abbiamo sempre inteso il realismo.

(Da Cuore e Critica). A. Ghisleri.

Queste 619 pagine, che io dichiaro d'aver lette senza interruzione, portano l'impronta di una lunga, paziente ricerca nella vita dell'arte, e d'un delicato gentile amoroso sentimento della vita comune. Qua e là, quando questo romanzo si alza fino alla speculazione filosofica della vita, e vi tace l'idilio, e la passione vi è temperata dal ragionamento, e l'ala del destino vi batte robusta, nessun sospetto vi prende che l'opera della donna vi sia abilmente celata: ma in molte parti essa si rivela, in più di un contrasto si afferma; in qualche figura rimane e risplende. Qui sta la doppia vittoria che la signora Bice Speraz riporta con questo frutto dell'esperienza sua di donna e di artista.

(Dal Diritto). O. Grandi.

Cercai già di mettere in evidenza l'eccezionale importanza di Numeri e Sogni di Bruno Sperani, come fisiologia della vita dei nostri giorni fra i pittori Lombardi e come studio sociale contro le menzogne ed i pregiudizi, tuttora dominanti nelle famiglie borghesi. La lettura degli ultimi suoi capitoli mi ha rivelato un profondo sentimento di tolleranza, anzi di pietà, verso le debolezze, le contraddizioni, le colpe umane. Bisognerebbe esser miopi d'intelligenza, o senza cuore per non comprendere la confortante conclusione di Numeri e Sogni. Con essa si eleva la Sperani ai vasti e generosi ideali altruistici del Tolstoï. Aiutare i sofferenti e perdonare gli errori di quelli, che inconsciamente fanno soffrire.