Tutto sommato, tenendo nel dovuto conto certe ineguaglianze di stile e di condotta, e il convenzionalismo di qualche passaggio, il romanzo di Bruno Sperani ha un valore notevole, si legge con piacere e fa pensare. Scritto in francese, a quest'ora conterebbe una mezza dozzina di edizioni e sarebbe riprodotto nelle appendici di tre o quattro giornali[1].

Federico de Roberto.

[1] Ora il romanzo è stato tradotto in francese, e fu pubblicato nel Progrès du Nord di Lille, presto uscirà in volume; il traduttore è M.r J. B. Cotteaux.

Comincia con un comizio nel teatro Castelli di Milano, sul suffragio universale, scena riprodotta stupendamente.

In tutto il lavoro le quistioni sociali e politiche, trattate con una sicurezza ed un'esperienza che pare impossibile possa avere acquistato una donna—poichè già voi sapete, che sotto il robusto nome di Bruno Sperani, si nasconde una figura muliebre—sono in tutto il racconto così bene incatenate e collegate con la vita giornaliera dei personaggi, che l'aridità dell'argomento sparisce e la lettura del libro è sempre piacevole e interessante.

Nel leggerlo mi è accaduto spesso una cosa curiosa. Alternativamente con questo leggevo—Il mistero del poeta—di Antonio Fogazzaro, già pubblicato nella Nuova Antologia, e di sovente mi veniva fatto di confondere gli autori per modo di credere—Il mistero del poeta—racconto idealista, tutto sfumature di sentimenti, lavoro di una delicatissima intelligenza femminile; e—l'Avvocato Malpieri—frutto di lungo e serio studio di costumi, di un forte ingegno maschile.

Come in tutti i romanzi moderni, anche in questo manca o quasi sfugge il fatto, l'intreccio, come si diceva una volta: nessuna scena a sensazione, nessuna ficelle, tutto si svolge naturalmente e logicamente.

(Dal Caffaro).

Quadro o bozzetto semplicemente, ogni lavoro dell'autore di Numeri e Sogni—conserviamo il genere mascolino in omaggio della firma—reca l'impronta d'una mano sicura, sprezzatrice d'ogni convenzione nella sua arte inesorabile come la verità. Essa forma il soggetto che la impressiona, com'è, nè più nè meno, senza caricarne le tinte, nè alterare le proporzioni. L'effetto ne sia più o meno vivo, non se ne preoccupa, non va alla ricerca di esso, nel suo scrivere.

Agli adoratori del colore e delle minuziosità, questa mano d'artista può parer arida. Ma nelle linee ferme, fossero anche dure, de' suoi lavori, c'è quella intelligenza, quel sentimento, quella profondità, per cui soltanto l'opera d'un artista, d'uno scrittore, ha suggello proprio, e rivela l'ingegno innato, e non formato, su modello più o meno felice, da una semplice attitudine ad imitare.