A me piace questa soluzione, i due vi arrivano dopo avere attraversato il calvario, dopo avere vissuto tutto il triste romanzo della morte, ed è vero, ed è umano questo istinto, superiore ad essi stessi, di attaccarsi alla vita e alla felicità, dacchè il mare nel quale essi avevano voluto finire—la morte—li ha deposti, loro malgrado sulla riva.

(Dal Giornale di Sicilia). De-Giorgi.

È questa la situazione, potentemente drammatica, sulla quale e per la quale, Bruno Sperani ha scritto un romanzo audace, pieno di verità e di passione; uno di quei romanzi che oggi si usa definire «forti!»

Certo, chi ha preso le mosse di un'azione romantica, d'un intreccio interessante da una situazione così spietatamente insolubile, ha dato prova d'una forza di pensiero e di sentimento, e, d'una coscienza di queste forze così profonda e serena che basta a dare tutta la misura d'un ingegno.

E quando l'opera risulta pari all'audace concepimento, forte e sereno, lo scrittore (e in questo caso è una scrittrice!...) può appagarsi nella legittima soddisfazione di aver fatto cosa insolita e ammirevole.

Il romanzo di Bruno Sperani, di cui non voglio raccontare la conclusione superiore alle premesse per sentimento profondo e vero, per nobile audacia, per singolare semplicità di forma; (piccolo artifizio innocente per costringere alla lettura anche le lettrici più indolenti) il nuovo libro di Bruno Sperani è un vero romanzo, come se ne vedono apparire pochissimi, nella presente miseria, e nel bizantinismo letterario che c'impone una ostentata e falsa erudizione accoppiata alle gonfiature, alle goffagini d'un chiacchierio vano e scorretto che vuol parere stile, d'una vacuità di pensiero e esiguità di fantasia che vuol parere acutezza d'analisi.

È un romanzo che fa palpitare e fremere, che interessa il lettore alle situazioni, e lo lega ai personaggi con un vincolo di simpatia e d'affetto.

(Dal Don Chisciotte). Olga Ossani.

V'ha in Il Romanzo della Morte degli episodi e delle scene potenti, tutte le pagine in cui or Fausto ed ora Argia si tormentano nel pensiero de la morte cercata, formano un quadro magistralmente dipinto di questa condizione psicologica, e, nel suo genere, un vero capolavoro, e che solo trova un paragone nel romanzo russo. L'analisi è profonda, sicura, spietata—par fatta dal coltello anatomico d'un valente chirurgo: nessuna traccia de la personalità de l'autrice, d'imitazione straniera o di riflessi altrui. L'analisi scaturisce dagli stessi personaggi, da le loro azioni, da' loro dialoghi. Leggete le pagine dove comincia a rivelarsi la sventura di Argia, e i tormenti di Fausto—tutta quella storia di lacrime. Assistete a la passeggiata de' due amanti di notte; al dialogo tra il professor Pisani e la figlia; al matrimonio così triste, e pure, a tratti d'un comicismo finissimo; al dialogo in cui Fausto chiede ad Argia il racconto de la sventura—d'una efficacia sorprendente—e poi ditemi se questo romanzo senza tirades, senza lirismo, senza descrizioni smaglianti, non è una de le più forti ed efficaci pitture de la vita contemporanea; non è un vero e gran dramma de l'amore, come può essere inteso nel nostro secolo agonizzante; non è una evidente e potente opera d'arte, d'una lucidità meravigliosa e d'una semplicità insuperabile, e per la forma e per la regolarità de la composizione.

E dicendo forma, intendo parlar de la lingua, de lo stile, in somma di tutto il complesso di mezzi artistici e di facoltà creatrice che serve a infondere in un libro il soffio divino de l'arte.