Sandro viveva in peccato mortale... Come avrebbe fatto con la Pasqua? Si sarebbe confessato, pentito?... Oh! volesse Iddio!... E se taceva invece?... Se commetteva un sacrilegio... se si dannava per l'eternità?!...
Rabbrividiva a questo pensiero; e un freddo sudore le inumidiva i capelli.
La speranza tornava a rianimarla con un suggerimento.
Forse don Giorgio poteva fare qualche cosa per lei, e salvare un'anima... due... chè lei pure si dannava a quella vita!... Ma se Sandro taceva il suo peccato, cosa poteva fare don Giorgio? Nulla... nulla...
Sbigottita come davanti a un abisso pronto a inghiottirla, ella chinava il capo, schiacciata... Ma la tenace speranza non s'arrendeva. Forse don Giorgio sapeva di quella tresca... ne parlavano talmente tutti!... E, sapendo, avrebbe interrogato il suo penitente, l'avrebbe messo al muro. E Sandro, così interrogato, non avrebbe osato negare... E se don Giorgio voleva gli avrebbe toccato il cuore... Sandro era buono, religioso... E sarebbe tornato a lei, e sarebbero andati a lavorare lontano lontano, in un altro paese... magari in America!... Lei era pronta a tutto...
Sì, ma se don Giorgio non sapeva, o se non se ne ricordava in quel momento, e Sandro commetteva il sacrilegio?!...
Tornò a impallidire, a tremare.
Bisognava prevenire don Giorgio. Questo era il solo mezzo. Lei non avrebbe osato; ma la Cristina poteva farlo: la Cristina sapeva parlare e don Giorgio l'avrebbe ascoltata.
Improvvisamente balzò in piedi:
—È ora di rimetterci a lavorare! Bisogna far presto... se vogliamo finire a tempo per andare in chiesa!