Un'altra colpa d'amore: un adulterio incestuoso! Caso purtroppo non raro tra campagnuoli.

Osservando i due amanti, mentre un mezzo cretino, che aveva preso il posto di Marco, si perdeva in un lungo racconto, don Giorgio li giudicava con sicurezza. Sandro gli era sempre parso un buon uomo.

Non poteva che essere acciecato dalla passione, dalla sensualità... Ma la Virginia gli pareva una furba da non affrontarsi direttamente. Nessun mezzo morale poteva avere presa su quell'indole molle, astuta, scivolante. Non sedotta, seduttrice, lei doveva aver trascinato Sandro al tradimento del fratello; appena sposa forse; e senza passione, senza acciecamento; per comandare a due uomini invece che a uno solo; perchè i guadagni di tutti e due mettessero capo nelle sue mani, e lei potesse contentare i suoi vizi capitali di contadina: l'avarizia e la gola. Certo era di quelle egoiste meschine che pensano a farsi la parte più comoda nella vita, a spese di chi le circonda; ma senza violenza, adoperando i vezzi, le moine, le astuzie.

Non vi poteva essere che un mezzo per farla retrocedere nel suo cammino: la forza. Bisognava schiacciarla.

Ma come?... Avvertire Pietro? Quel toro in furore l'avrebbe stritolata!... A meno che lei non trovasse il modo di calmarlo, protestandosi innocente, accusando magari il suo complice per salvare se stessa. Allora il solo Sandro sarebbe andato di mezzo; e Maria avrebbe pianto tutte le sue lagrime. Bisognava scegliere un'altra via. Commuovere Sandro sullo stato della sua povera moglie: toccargli il cuore. Non era un'indole recalcitrante, tutt'altro. Ma vicino alla Virginia sarebbe ricaduto e come! Bisognava allontanarlo dunque.

Contento in fondo di questa nuova preoccupazione, che lo sottraeva per qualche istante almeno all'incubo tormentoso della propria passione, don Giorgio tornò a volgere lo sguardo sui contadini che ancora aspettavano. Erano due: un giovinetto che faceva il galante con tutte le ragazze del circondario, e Sandro Rampoldi.

Sandro si era tenuto per ultimo. Segno di ripugnanza. E la sua bella faccia abbronzata, dai lineamenti severi e composti, rivelava una vaga inquietudine: segno che la battaglia interna era fiera.

Queste sommarie osservazioni bastarono al confessore per giudicare che, senza la suggestione dell'abitudine, senza il timore dello scandalo, quell'uomo—che era sempre stato religioso—sarebbe fuggito di chiesa, o non vi sarebbe neppure entrato.

Ben presto, anche il bel conquistatore se ne andò assolto.

Serio e imponente nel suo portamento d'antico soldato, pur non riuscendo a vincere un leggero tremito di tutte le membra, il cavallante di Val Mis'cia andò a inginocchiarsi ai piedi del confessore.