—Non ti rallegrare! Mi vendicherò.


CAPITOLO V.
Zappando.

Giugno, il mese più laborioso per la gente di campagna, recava un caldo precoce, eccessivo, in Val Mis'cia, quell'anno. Il sole investiva tutta la pianura da mattina a sera, senza il refrigerio di un acquazzone.

Le donne zappavano il grano turco: o erano a mondare il riso con l'acqua fino al ginocchio, curve, le mani nell'acqua per strappare le erbacce che crescevano insieme alle pianticelle del riso: o voltavano il fieno: o rincalzavano il grano turco nei campi finiti di zappare.

Con l'intervento di don Giorgio, Sandro Rampoldi aveva trovato da collocarsi alla Cascina Grande. Così i due fratelli si erano spartiti, in mezzo ai lamenti e alle recriminazioni di Pietro e della Virginia. Ed ora, siccome Pietro non poteva fare tutto il lavoro da sè, e voleva spendere in salari il meno possibile, la bella delicatina non poteva più stare in casa e fare la signora, ma doveva zappare come le altre.

Tutti parlavano di queste vicende della bella invidiata. E chi cercava di consolarla, chi la aizzava; i più—indifferenti e maligni—la tiravano sul discorso della cognata per il gusto di sentirla menar la lingua.

Un sabato, stanca già dal lavoro di una settimana, essendo nelle ore più calde della giornata, che l'aria pareva fuoco, ella gettò la zappa, e asciugandosi il sudore esclamò quasi con le lagrime: