—È una vita da bestie!... Io non posso, non posso...

Sette o otto donne, pure incendiate da quelle vampe, che zappavano nel campo vicino, alzarono il capo, e talune sorrisero ironicamente.

—È meglio stare sedute all'ombra che zappare al sole!—mormorò la vecchia Meroni, sempre più secca e gialla, mentre posava avidamente—ciò che del resto facevano tutte, cercando l'unico refrigerio possibile—i piedi nudi, brucenti, sulla parte umida e fresca di una zolla appena rivoltata.

Fu una risataccia, poichè tutte compresero il sarcasmo. Soltanto Lucia, la giovinetta pallida dal viso rigonfio, che era più vicina al campo della Virginia, le domandò in aria di compassione:

—Siete molto stanca?...

—Non ne posso più!... Mi pare di morire!—sospirò la disgraziata che non c'era avvezza. E si buttò a terra fra le pianticelle ancora basse del melgone, cercando un filo d'ombra.

Le zappatrici, indurite al lavoro, scrollarono le spalle, sprezzanti; e le sette o otto zappe rialzate con nuova lena, ricaddero sulla crosta arida della terra, spezzandola vigorosamente.

—O Cristina!—gridò la Meroni che ce l'aveva sempre un po' su con le Scaramelli.—Se ci date dentro a quel modo, addio melgone, taglierete tutte le piante! Guardate, avete intaccata una radice!...

—Poco male! Vorrei gli si sciupasse tutto a quel cane...

Ella s'interruppe. Le sue compagne, che pocanzi ridevano, si erano voltate dall'altra parte, e le zappe brandite tornavano a fendere il suolo con lo stesso vigore, ma con maggiore precauzione. E ancora i piedi nudi, neri, tormentati, cercavano istintivamente la parte più umida e fresca delle zolle rimosse.