Il padrone, entrato nel campo dalla parte di dietro vide la pianticella rovinata dalla Cristina, udì le sue parole. Con voce irata tuonò:
—Scaramelli, giù quella zappa! E vammi fuori dei piedi... tanto, tu hai voglia... d'altro che di lavorare!...
La Cristina si drizzò di scatto. Il suo corpo di antica driade si disegnò superbamente sul fondo luminoso. Un istante, ella fissò gli occhi azzurri, scintillanti, nel viso adusto, non vecchio, non brutto, del padrone che pure la assava. E le braccia robuste, poderose e eleganti insieme, fecero l'atto di scaraventare la zappa alla testa di quell'uomo.
—Madonna Santissima! Lo ammazza!... Lo ammazza!...
La Virginia, balzata in piedi, guardava la scena terribile coi grandi occhi raggianti di perfida gioia.
Ma nessuno tentò d'intromettersi.
Nè il padrone si mosse, rimanendo quasi impassibile sotto la minaccia e continuando a sfidare la giovine con lo sguardo pieno di collera e di lascivia.
Per fortuna un miglior consiglio prevalse nell'animo di Cristina. Una risata che parve un singhiozzo le uscì dalla gola convulsamente: allentò le braccia e lasciò cadere la zappa. Poi si voltò e si allontanò a piccoli passi misurati, con la massima calma.
Allorchè il padrone pure si fu allontanato, la Virginia si mise a gridare dal suo campo:
—Sudiciona! sudiciona!... Ora la va dal curato. Ci penserà lui a mantenerla. Sudiciona!... Ah! so soltanto io che roba sono queste Scaramelli della malora!...