Ma poichè le compagne ancora troppo atterrite, non la incoraggiavano nelle sue imprecazioni, e quella che le era più vicina si rimetteva a zappare voltandole le spalle, la Virginia comprese, una volta di più, che non spirava buon vento per lei nel paese e che le contadine, ben lontane dal compiangerla, si godevano di vederla sgobbare e la canzonavano.

Senza altro dire, avvolgendole tutte nella stessa muta imprecazione, ella raccolse la zappa dimenticata in un solco, e si rimise alla sua fatica cercando di sbrigare alla peggio l'odiato lavoro.

—Il campo dei Rampoldi non renderà più come gli altri anni, ora che l'asino ha rotto la cavezza e se l'è svignata!—mormorava intanto la Meroni facendo sghignazzare le sue vicine.


CAPITOLO VI.
Vinto!

Furente da prima e il cuore esulcerato per l'offesa patita, ma poi sempre meno triste e più padrona di sè, man mano che andava allontanandosi, la Cristina camminava traverso i campi e i prati, alla volta di Gel. Passò al guado la Vergonza quasi asciutta e quando fu sulla strada maestra incontrò il dottore che veniva da Casorate col suo legnetto per visitare la moglie del fittabile di Val Mis'cia. Egli fermò il cavallo.

—Ehi, Scaramelli, è bassa l'acqua?

—Sì, signor dottore...

—Sei malata?