Crollò tristamente il capo. Il vecchio non pensava più che a ubbriacarsi!... E don Giorgio non aveva voluto chiamarla; e lei non aveva osato presentarsi... per tutti quei giorni!... Povera casa!...
Ma adesso...
Ella ebbe uno scoppio interno di passione e un brivido nella schiena che la fece sussultare.
Un pensiero nitido, luminoso le era passato nella mente come un baleno: da ora in poi la casa era sua; ci avrebbe pensato lei a tenerla come si deve; e se il vecchio non le obbediva, peggio per lui!...
Stava per uscire dalla cucina e andare in cerca del curato, su, al primo piano, allorchè le parve di averlo visto dalla porta socchiusa che dalla cucina stessa metteva nell'orto. Fece un passo indietro e guardò meglio.
Era lui veramente. La lunga veste nera sacerdotale, gettata negligentemente traverso a un ramo di salice, metteva una nota lugubre nella festività luminosa dell'orticello tutto verde e fiorito. In compenso, nulla di lugubre aveva la maschia figura di quel giovine. La camicia bianchissima, di tela fine, aperta sul petto, con le maniche rimboccate, e i lunghi calzoni neri serrati alla cintola, come egli usava nelle ore di lavoro, gli davano un aria ardita e procace, che nulla aveva del prete. In quel momento egli aveva deposto la zappa e si riposava mondando alcune piante. Voltava le spalle alla casa. La sua testa bruna si ergeva superbamente sulle ampie spalle, e tutto l'atteggiamento della persona spirava la soddisfazione di una forza esuberante cui è finalmente concesso un momento di espansione.
Sempre quando lavorava, all'aperto, dimenticando il suo stato di prete, don Giorgio si sentiva rinascere. Il cervello, dolcemente riposato nell'operosità muscolare, cessava di tormentarlo; ed egli apriva il cuore alle benefiche sensazioni, libero, calmo: la vita gli appariva facile e bella: l'amore, un bene supremo, non contrastato da rimorsi, nè da paure, e il terribile problema, che la sua carne poneva ferocemente al suo spirito, preventivamente sciolto dalla eterna Natura.
La Cristina lo vedeva di profilo quand'ei voltava la testa nei movimenti del braccio. Non poteva saziarsi dal contemplarlo. Com'era diverso da quando lo vedeva in chiesa!... Là, nei paramenti solenni, nel nimbo dell'incenso, le pareva un essere superiore, fantastico, un semidio; lo adorava; si prosternava dinanzi a lui: ma non avrebbe mai osato dirgli apertamente quanto l'amava. Un momento le pareva di salire con lui, nella gloria del cielo; il momento appresso si sentiva respinta da una forza ineluttabile, e ricadeva nella polvere, misera creatura che aveva osato alzare gli occhi a un amore sacrilego.
Ma allorchè, di tratto in tratto, lo vedeva così, senza la veste nera, in tutto lo splendore della sua maschia bellezza, i timori svanivano. Non più semidio, ma uomo, vero uomo, egli non aveva nulla di straordinario, non la opprimeva con una superiorità troppo alta. Era un bel giovane, forte come lei: e come lei lavorava la terra. Pure diverso dagli altri anche in quel momento! Ella sentiva che nulla poteva abbassarlo, e il profondo rispetto ch'egli sempre le ispirava, si fondeva in una ineffabile tenerezza.
Intanto che ella rimaneva lì a fantasticare, i minuti passavano. Si riscosse a questo pensiero.