CAPITOLO VII.
Alla Cascina Grande.
Erano i giorni lieti della raccolta autunnale; tanto più lieti chè il formentone abbondava.
La sera, dopo cena, uomini e donne si mettevano intorno all'aia e sotto la loggia della casa padronale, formando un largo circolo; e ognuno aveva il suo mucchio di formentone davanti a sè, e l'uncino di ferro in mano per scartocciare le pannocchie.
Maria Scaramelli, seduta sotto il portico presso alla lanternina attaccata a un chiodo—unico lume per tutti—faceva andare l'uncino con tanta rapidità e destrezza che le pannocchie mondate si ammucchiavano alla sua sinistra come per incanto; e ad ogni poco ella doveva spingere in là, con le braccia e le gambe, i cartocci vuoti che le si ammassavano intorno.
Le altre donne le dicevano sorridendo senza invidia:
—Nessuna vi può superare voi, Maria; siete la più svelta e non vi stancate mai; neppure a essere in quello stato!
Ella scrollava il capo con un fare dolce di contentezza; ma non rispondeva. Non le piaceva discorrere di quella grande speranza concessa finalmente al suo intimo desiderio. La sua povera anima abituata alle asprezze del destino non era forse più suscettibile della confidente baldanza che sostiene i fortunati anche in mezzo ai pericoli, e spesso li manda illesi.