Non parlava con nessuno, o pronunciava soltanto le parole necessarie.

In casa, solo con Cristina, si forzava a parere calmo; le insegnava a leggere e a scrivere per ingannare il tempo e se stesso. Poi si chiudeva nella sua camera col pretesto di un urgente lavoro. Una terribile battaglia si combatteva nell'animo suo.

Dopo quel primo giorno di delirio, in cui l'umanità aveva trionfato completamente dei propositi e dei pensieri del prete, egli era ritornato su' suoi passi, tormentato da mille dubbi, da mille angoscie.

Così, mentre i contadini l'accusavano d'avere cacciato Marco per starsene più libero con la sua amante, egli avrebbe potuto spalancare usci e finestre e mettere tutta la propria esistenza, sotto agli occhi indagatori del pubblico.

Non era uomo da crogiolarsi nelle comode transazioni dei costumi e della religione. Ardente, entusiasta, forte e semplice, non poteva trarsi d'impiccio con le solite scappatoie dei frolli, degli ipocriti. Per lui erano le grandi e fatali uscite: le follìe, mai le viltà. Non faceva teoriche; sentiva così, forse senza ben rendersene conto. Natura energica, esaltata dal misticismo della prima educazione.

Insieme a ciò gentiluomo fino allo scrupolo, gentiluomo nell'intimo senso della parola; e recalcitrante a tutte le sottigliezze dello spirito gesuitico fin dalla prima età. I suoi superiori che lo conoscevano, avevano di lui una grande stima; ma in generale opinavano che non avrebbe mai fatto carriera, e che fosse meglio tenerlo in campagna.

Un suo vecchio amico, impiegato alla Curia vescovile di Pavia, diceva: Castellani non sa il valore della parola: distinguo: non può fare strada.

Era tutto di un pezzo.

Se fosse scoppiata una guerra patriottica, avrebbe preso il fucile; e lo diceva; poichè nessuno l'avrebbe potuto convincere che i suoi doveri di prete escludessero i suoi doveri di cittadino.

Col medesimo criterio giudicava i suoi doveri verso Cristina. Pure amandola appassionatamente, se ella non fosse stata quella che era—una creatura, cioè, tutta devota a lui e purissima—egli avrebbe forse troncato il dolce vincolo, sacrificando l'amore al dovere del proprio stato. Poichè—non poteva nasconderlo—passato il primo acciecamento della passione, terribile in lui, il rimorso lo schiacciava. E non tanto per il peccato commesso: egli sapeva che Dio perdona; ma ben più per il bivio crudele, in cui si era messo, di dover abbandonare la donna amata, o mancare all'impegno preso davanti a Dio e davanti agli uomini. Sapeva che molti preti, messi nelle identiche circostanze, se la cavavano con la massima disinvoltura.