Allora ella non ebbe più pace. Voleva affrontare i suoi nemici, faccia a faccia.
—Don Giorgio, mi lasci andare! Butteranno giù la porta, verranno su; non è giusto che lei patisca per me!... Vogliono me!... Mi lasci andare!... Mi lasci!...
E si dibatteva con tutto il vigore delle sue braccia robuste.
Ma egli la teneva lì incatenata, con poco sforzo. E il suo volto s'illuminava di tratto in tratto per un vago sorriso di pietà e d'indulgenza. Sembrava perfino che dimenticasse il dispiacere di quel critico momento; come se la sua anima piena di amore e di luce non potesse accogliere nessun pensiero fosco.
Con accento commosso, con quella voce profonda che sembrava venire direttamente dal cuore, egli andava ripetendo:
—Coraggio! Sii forte. Non lasciarti abbattere dalla collera che è una debolezza. Sono poveri abbrutiti, poveri illusi; credono di difendere la giustizia; credono di far bene.
—La Virginia, no. La Meroni, no. E quelle altre neppure. Son birbone!...
—Lasciale gridare; che cosa t'importa?... Hanno un pochino d'invidia femminile. Non vuoi compatirle tu che sei tanto bella e adorata?
Erano le prime parole d'amore che le diceva da quattro mesi che stavano insieme—le prime dopo quel giorno.
Le fecero una grande impressione.