Tutti sapevano che la minestra dei Rampoldi era la più buona: perchè la Virginia, essendo stata a servire in casa di ricchi fittabili, se ne intendeva di cucina. Ma si sapeva pure che i Rampoldi non pativano miseria come gli altri. Erano due uomini forti che lavoravano per sei e il podere lo facevano andare quasi senz'altro aiuto: specialmente dacchè Sandro aveva sposata la Maria Scaramelli una sgobbona che se non lavorava la terra, andava alla canapa; e quando ritornava a casa, a giornata finita, si addossava le faccende più gravose, per risparmiare la pallida cognatina incapace di faticare, lei, così gracile.
I maligni ghignavano di quella gracilità. Si sapeva bene che Sandro l'aveva presa di malavoglia la figliuola di Marco Scaramelli, per obbedienza al fratello maggiore che vedeva la necessità di avere in casa una lavoratrice; e per non dargli sospetto. Del resto, come moglie non la guardava neppure; anche questo si sapeva. Lei non era che l'asino di casa Rampoldi: moglie era la Virginia, tanto dell'un fratello che dell'altro, di Sandro come di Pietro. Se ne raccontavano d'ogni colore sugli amori dei due cognati; e Maria, sposa legittima di Sandro, era chiamata impunemente l'asino dei Rampoldi.
La sorella di lei, l'ardita Cristina, che di tali discorsi ne aveva sentiti anche troppi, fremeva dentro di sè; ma non le bastava il cuore di dire tutto quello che pensava alla sua sorella.
Tanto non sarebbe giovato; Maria non era donna da vendicarsi.
Seduti nella cucina semibuia, intorno alla vecchia tavola, i due Rampoldi e la bella Virginia mangiavano la minestra e del buon pane che Sandro aveva portato da Casorate, dov'era stato quel giorno nella sua qualità di cavallante. E insieme al pane giallo egli aveva portato anche un panino bianco, che la Virginia mangiucchiava a guisa di companatico insieme a quello giallo. E mangiando parlottavano allegramente con la bocca piena.
Secondo il solito, non s'erano dati pensiero di aspettare Maria che non aveva ancora finito di portar l'acqua nella stalla ed in casa.
Quand'ella arrivò finalmente, dalla porta di dietro che menava all'orto e alle stalle, gli altri s'erano già alzati, e di pane bianco non ce ne era più sulla tavola; anzi neppure di quell'altro.
Ella non si mostrò nè stupita, nè offesa che non l'avessero aspettata.
Succedeva così tutti i giorni: c'era avvezza.
Prese la sua scodella e andò a mangiare sull'uscio di strada, come sempre, perchè le piaceva di mangiare all'aria aperta e scambiare qualche parola con quelli che passavano.