La Virginia restò un momento sbalordita; ma poi, con tetro cinismo, la sua voce quasi fischiante uscì in questa esclamazione:

—A san Martino io non ci sarò più!...

—L'ha detto anche a te?—si lasciò sfuggire Pietro.

—Chi?! Il dottore?! Dunque è vero?... Non ci sarò più?!...

E la sua testa, che pure aveva trovato l'energia di rialzarsi, quasi per isfuggire a quella mazzata brutale: la sua povera testa deformata dalla magrezza, ricadde sul guanciale pesantemente, come cosa morta.

Pietro, non intendendo che a metà, sentendo però l'orrore di quella situazione, rimaneva a bocca aperta, spaventato, intontito; le spalle curve, il mento sul petto, le mani penzoloni. Non poteva parlare, pensava a stento.

Annottava.

Nella piccola camera, che il largo letto matrimoniale, il canterano e una vecchia guardaroba occupavano quasi interamente, le ombre si addensavano.

Nella stanza accanto, abitata in addietro da Sandro e Maria, una giovine sposa, venuta da poco in Val Mis'cia, addormentava il suo primonato con una monotona canzone.

A poco a poco Pietro vedeva chiaro dentro di sè. Dallo sbigottimento opprimente, in cui l'avevano gettato quei due colpi improvvisi, si andava svolgendo distinta e terribile la coscienza della immane sventura che lo minacciava. Due separazioni, del pari strazianti per lui, lo attendevano: due perdite irreparabili: il grande podere, largamente fruttuoso, coltivato con tanto amore, e la bella donna, la brava massaia: ciò che egli aveva di più caro al mondo. Tra pochi mesi egli se ne sarebbe andato da quella casa che a lui sembrava bella perchè vi era entrato fanciullo coi suoi—una famiglia numerosa e gagliarda che sapeva difendersi dalla miseria—se ne sarebbe andato, chi sa dove; senza un soldo, indebitato e solo, senza quella donna, senza la sua Virginia!...