Princ. (maravigliato) Facendomi mancare alla parola data?!
Maur. (sempre freddo) Lei non può dar altro che ciò che ha!... Nessuno le chiederà di più!
Princ. Ma è impegnato il nostro onore!
Maur. L'onore di casa Lanfranchi non ha nulla a che fare con gl'interessi della Società!... Lei ha fatto fin troppo a sacrificare somme ingenti a beneficio d'ingordi speculatori... e sarebbe un delitto consentirle nuove pazzie!
Princ. (sempre con grande esaltazione) Dunque, tu rifiuti?!
Maur. Recisamente!
Princ. Bada!... Il tuo rifiuto può spingermi agli estremi... (minaccioso) e, con una parola, posso toglierti ogni illusione di essere, fino da oggi, tu solo il padrone!
Maur. (freddissimo, come sempre; e quasi in aria di sfida) La dica!
Princ. (c. s.) Posso, volendo, vendere tutto ciò che ho comperato da me... affittare il palazzo... le ville... Posso privarti, fin che vivo, del lusso e del fasto... che sono il tuo solo orgoglio!
Maur. (c. s.) Lo faccia, se lo crede!... ma sarà tutta sua... esclusivamente sua... la responsabilità di questo nuovo scandolo!... Io non sarò mai complice della rovina di mio figlio... e della mia Casa... per salvare un'impresa di pazze speculazioni edilizie, che ho sempre disapprovato!