Chiudo questa breve raccolta con la amorosa lettera del mio Giannino, la quale rispecchia tutto il nobile animo suo:

Roma, 25.

«Carissimo,

Ti ho telegrafato or ora. Prima di coricarmi, voglio mandarti il resoconto esatto della serata.

Bel teatro, quale non avrei creduto, data la stagione.

Quasi tutte le poltrone occupate; e occupate anche le prime file di sedie: una cinquantina di persone, in piedi, in platea. Qualche vuoto nei palchi di 1ª e 2ª fila: in loggione, come sempre, non più di venti persone.

Il Calabresi impostò così bene il personaggio del Gaudenzi da renderlo, sin dalle prime battute, evidente e simpatico al pubblico, che sottolineò con risate e con approvazioni quasi tutte le battute di lui, durante tutta la commedia. Alla sua prima uscita, grandi e unanimi applausi lo chiamarono fuori. Alla fine dell'atto, tre chiamate, unanimi, calorose.

Al 2.º atto, il successo si raffredda. Alla fine, una chiamata, con applausi non unanimi, nè calorosi.

Al 3.º atto, il successo ritorna ottimo. All'uscita del Calabresi, grandi applausi e una chiamata. Alla fine dell'atto, due chiamate, bellissime.

Idem, in tutto, al 4.º atto. Le chiamate sarebbero state maggiori, se la maggior parte del pubblico, mentre calava la tela, non si fosse alzata per uscire dal teatro. Così fa sempre, quando non si dà, dopo, la farsa!