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Roberto Bracco — onde il cuore è pari all'ingegno grandissimo — non poteva mancare, e non mancò in fatti, alla bella corona dei miei più provati amici.

Ed ecco qui la commovente e generosa lettera sua:

Sorrento (Sant'Agata), 29 luglio.

«Mio caro Camillo,

Qui, in campagna, dove trovo nella noja profonda un po' di riposo dopo le solite lotte meschine, mi giunge la notizia lieta del successo riportato a Roma dal tuo lavoro Parassiti.

Tu sai che non sono abbondante nè di parole, nè di sentimentalismo, in fatto d'arte.

Potrai, dunque, ben valutare il bisogno che sento di scriverti e di mandarti un bacio. Non so che cosa sia il tuo lavoro, e non commetto la banalità di lodarlo senza conoscerlo; ma so che sei tornato dal tuo esilio, sei tornato in ispirito col tuo ingegno, con le tue forze, col tuo coraggio; e so che questo ritorno è nobile e sarà salutare per te e dolcissimo per tutti coloro che come me ti vogliono veramente bene. Avanti, dunque, ancora: avanti tra i primi e tra i migliori, avanti Camillone mio! Dimentica il passato, e preparati a ogni specie di trionfi: artistici, morali... finanziarii!

Fraternamente tuo

Roberto».