Ti abbraccio, felice.

Tuo aff.mo

Giannino».

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Certo fu — per me — somma ventura d'aver trovato, nella eccellente Compagnia Leigheb-Reiter — un attore della coscienza, dello studio, del valore, della comicità e potenzialità drammatica di Oreste Calabresi, che — a giudicio unanime di pubblico e di critica — fu un Gaudenzi maraviglioso.

A Lui dico qui tutta la gratitudine dell'animo mio; e ripeto l'ammirazione che, non da oggi, nutro verso l'arte sua così semplice e così efficace.

Non avendo Virginia Reiter creduto d'accettare la parte di Rina, la mia commedia non si sarebbe data certamente ove Claudio Leigheb non avesse creduto di entrarci.

Ridir le risate che il «principe dei brillanti italiani», sotto le umili spoglie del segretario del commre Gaudenzi, seppe strappare al pubblico del Costanzi, non è da me, ch'ero assente... ma l'eco di quelle risate, per lettere di amici e per lettura di giornali, mi giunse oltremodo giojosa.

La morte — sempre spietata — avendolo tolto immaturamente all'arte drammatica italiana, ond'era uno dei più fulgidi ornamenti, non m'è dato, pur troppo!, dirgli oggi, in queste povere pagine, tutta la mia profonda riconoscenza.

Ringrazio anche di cuore Gilda Zucchini-Maione; Ines Cristina; Teresina Leigheb; Ernestina Bardazzi; Maria B. Carini; Luigi Carini; A. Beltramo; S. Rizzotto e Amerigo Guasti.