Se il signor Pubblico non fosse un giornale settimanale, si sarebbe già occupato diffusamente del nuovo lavoro drammatico di Camillo Antona-Traversi; ma esso arriva con la vettura del Negri e perciò non può pigliarsi il gusto, che non darebbe gusto neanche ai nostri lettori, di ripetere, sia pure con altre parole, tutto ciò che hanno già stampato gli organi magni della stampa politica quotidiana di Roma.
Detto ciò come preambolo utile, se non necessario, eccomi a parlarvi, critica delle critiche, di questi Parassiti, per me il più organico, il più efficace lavoro dell'amico lontano e amato.
Egli non ci ha dato, soltanto, un'azione drammatica dialogata; ma un vero e proprio studio di ambiente, una vera e propria fotografia di certi individui che vivono alle spalle del prossimo, che sfruttano il sentimento della carità, dell'entusiasmo pubblico a proprio unico benefizio.
Questa la sintesi morale della nuova commedia. L'intreccio lasciamolo da parte: esso è una cosa pressochè trascurabile, essendo una continuità di piccoli episodi colti dal vero.
Camillo Antona-Traversi ha mostrato in questo lavoro di aver proprio formata la fibra dell'autore drammatico; e, quel ch'è più, di non aver dimenticata la patria, benchè esule: egli ci ha dato la commedia italiana, sempre sospirata, mai venuta fin qui. E questo è il maggior pregio dei Parassiti.
Noi abbiamo riconosciuto in quei personaggi tanti e tanti nostri amici... per modo di dire. Nel suo protagonista, il Gaudenzi, si rispecchiano gli eterni sfruttatori d'ogni borsa... altrui; e quella casa borghese non è che una delle tante case borghesi di Roma, d'Italia, se volete, ma non di altri paesi. Costumi, ambiente, personaggi, dunque, tutti italiani, come è italiana — la dio mercè! — la lingua che questi nostri tipi parlano senza ostentazione di spirito, ma briosamente, certo.
Giova riconoscere che il primo e l'ultimo sono gli atti che dànno ai «Parassiti» fisonomia di capolavoro.
E, dopo ciò, occorre aggiungere altro?
Forse sì, per deplorare che il valore di Virginia Reiter non abbia potuto accrescere le attrattive della novità. Mi spiego: ella non ha preso parte al nuovo lavoro del Traversi. Peccato! Molti non si recano a teatro, se non vedono sul cartellone il nome della prima attrice.
Ma quod differtur non aufertur; e, con la certezza di riudirli presto e in una stagione meno estiva, mando anche le mie congratulazioni, il mio caldo saluto, all'antico compagno di studj, al fratello carissimo.