Il Carini, la Cristina, la Leigheb, la Zucchini-Maione, il Guasti, la Carini, il Beltramo, la Bardazzi, il Rizzotto sono stati ottimi, ottimi davvero.

Ah! l'arte, quella vera, resta sempre la gran consolatrice.

Così è, buon Camillo!

Gérard[37].

Parassiti al «Costanzi».

È bastato vedere sui manifesti l'annunzio di una nuova commedia di Camillo Antona-Traversi per far accorrere nella grande sala del Costanzi quanti sono appassionati dell'arte e del bello.

In tanta parsimonia di nuovi lavori per la nostra scena, desta maggiore impressione quello che, sollevandosi sugli altri, riesce a colpire l'anima di chi ascolta con una tesi vera, bene svolta e meglio eseguita.

Nei Parassiti vengono descritti, scolpiti, con una potenza di colorito che solo sa dare il valoroso autore delle Rozeno, tutti quegli esseri sociali, che non sapendo come mantenere quell'apparenza di lusso e quelle comodità della vita tanto necessarie per coloro che non amano il lavoro, si dànno a un oscuro maneggio di furfanterie, coperte dall'opera filantropica della carità e mai disgiunte dalla cortesia insinuante e dai guanti gialli.

I lavori del Traversi si sono sempre impadroniti della scena, perchè non sono altro che la riproduzione di manifestazioni della vita vissuta.

Le Rozeno vivono e vivranno per molto tempo, riscuotendo ovunque il plauso unanime di tutti i pubblici, perchè — come nei Parassiti — c'è la forza dell'azione, la verità del fatto, la naturalezza del dialogo.