E l'atto stesso, lodevolissimo come impostazione e come esposizione di tipi, riuscì gradito e procurò agli esecutori due calorose evocazioni alla ribalta.

L'autore, per mostrare la lunga serie di parassiti sociali, allargò troppo il quadro e perse la visione netta artistico-scenica, indebolendo cogli episodi l'efficacia del tipo principale.

Forse l'autore non l'ha voluto, ma la commedia è riuscita un lavoro a protagonista; e su questo il pubblico ha converso l'attenzione, l'interessamento e anche le simpatie. È un fatto dimostrato che sul teatro il birbante, quando è allegro, sfacciato, arguto, raggiratore e cinico divertente, raccoglie maggiori simpatie della vittima che lotta onestamente contro le traversie della vita. Il pubblico sa che all'ultimo atto, quello della morale, il birbante sarà punito e ciò tranquillizza la coscienza. Sebbene spesso, in fondo in fondo, lo spettatore trova la morale falsa e in contraddizione colla vita reale che porta in alto gli audaci. E gli audaci hanno pochi scrupoli e meno pregiudizi, acquistandosi l'onorabilità quando han perduto l'onore.

L'antipatico, l'odiato, è il birbante tartufo, l'ipocrita sornione, il brutale volgare, che non ha sorrisi, ma ghigni; e opprime violentemente, senza sorridere mai, senza far la satira di sè stesso e della buaggine umana della quale approfitta.

Don Gennaro Gaudenzi è un bel tipo di parassita sociale, senza senso morale, senza sentimentalità, senza pregiudizi. È serenamente laido nell'animo corrotto messo a nudo; e, pur ricordando altri caratteri portati sul palcoscenico, ha una impronta originale che si mantiene fino all'ultimo atto.

Interessa in tutto lo svolgimento dell'azione: quando rivela i mezzi per apparire un avvocato pieno di cause, quando rinnova lo stratagemma del Comitato di beneficenza, quando sa accappararsi la stima di una cantante americana ricca, ma sfiatata, quando fa valere la dote immaginaria di sua figlia, quando cerca convincere la nuora che separazione val divorzio ed è meglio guadagnare in un divorzio che tribulare la vita per una falsa dignità. E il tipo si completa quando, volendo fare la morale alla figlia, resta convinto da questa e accetta una posizione, se non dignitosa, almeno lucrosa, lasciando nell'imbroglio i complici e gli illusi.

Un bel tipo quello dell'ex-cantante ed ex-impresario improvvisatosi e sanzionatosi avvocato e commendatore; ma appunto perchè troppo accentuato e preminente nell'azione, il dramma immaginato dall'autore, la filosofia, lo studio del problema propostosi, passa in seconda linea, indebolisce. L'autore vuol satireggiare, far odiare i parassiti, e il pubblico non s'interessa e simpatizza che per il parassita e niente per le vittime. Quasi quasi si direbbe che la logica del mondo è quella di Don Gennaro Gaudenzi e che gli altri hanno torto a non essere della sua forza.

E questo succede anche perchè, mentre il tipo di Gaudenzi è ben costrutto e ha una impronta personale, il resto rivela troppo l'uso dei vecchi sistemi di palcoscenico. Il dramma e i personaggi secondari non hanno grande efficacia, perchè i loro sentimenti non appariscono abbastanza sinceri e stillano l'artefatto.

Gli attori ebbero chiamate a ogni atto; ma contrastate.

Parassiti si possono definire una bella creazione di un tipo scenico.