Anche iersera la commedia Parassiti di Camillo Antona-Traversi ebbe felicissimo esito.

Il pubblico, che era numerosissimo e scelto, applaudì calorosamente e chiamò parecchie volte al proscenio gl'interpreti: in particolar modo, il Calabresi, i coniugi Leigheb, la Zucchini, il Carini, la Cristina.[51].

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A FIRENZE.

L'ultima novità della stagione, novità non promessa e perciò doppiamente gradita, fu la commedia: Parassiti di Camillo Antona-Traversi.

È questa — secondo il mio debole parere — se non la migliore, la più vivace e la più moderna commedia fra tutte quelle dell'autore delle Rozeno. Satira felicissima, e quanto mai divertente, di una parte della società romana, commedia d'intreccio e di carattere quanto mai indovinata: insomma una commedia simpatica.

Debbo, anzi tutto, confessare la mia speciale predilezione per le commedie satiriche: non ch'io creda troppo all'efficacia educativa del vecchio: castigat ridendo mores, nè all'effetto moralmente utile della satira sul teatro: la gente è quale è: i vizj, i ridicoli, i difetti, le piccinerie saran sempre di questo mondo: l'uomo resterà sempre lo stesso animale egoista e ambizioso, che correrà sempre alla ricerca del danaro e dei piaceri; e non sarà certo il sig. Antona-Traversi — nè il sig. Giacosa, nè il signor Rovetta — che lo arresterà nella sua corsa fatale, nè che potrà, con pochi tratti di penna, cambiar faccia alla società nostra.

Mi piace la commedia satirica semplicemente per una mia naturale tendenza a osservare seriamente le cose allegre e a ridere delle cose serie: mi piace perchè — nell'assistere alla rappresentazione — sento punti al vivo molti fra gli spettatori miei vicini di posto, che si divertono e applaudono e ridono inconsciamente: mi piace, perchè dietro le scene del dramma veggo ridere e sogghignare l'autore stesso e mi posso così fare una giusta idea di ciò ch'egli è e di ciò ch'egli vale.

In Parassiti la parte satirica si fonde ammirevolmente con quella drammatica: debbo però riconoscere che quella è di molto superiore a questa: mentre nella riproduzione realista della società romana e nella satira del retroscena politico, l'Antona-Traversi riescì eccellente, nell'intreccio mi parve meno originale e meno efficace.

Don Gennaro Gaudenzi, che non è nè avvocato, nè commendatore, ma semplicemente un cantante fischiato, ha posto tutta la propria attività e intelligenza nel vivere alle spalle degli ambiziosi: pieno di furberia e di malleabilità, senza scrupoli, senza coscienza, egli s'è dato alla specialità dei «disastri pubblici»: allorchè si forma un comitato di beneficenza, ei si mette intorno per cercar firme e quattrini: chi appare sulle liste è sempre un principe, un nobile ricco, un imbecille: Gaudenzi sa approfittare dei fondi, restando poi nell'ombra, allorchè si viene alla resa dei conti.