Intorno a questo «parassita» circolano tutti gli altri personaggi della commedia: la moglie, donna buona e ingenua; il figlio, il «parassita» di una ricca americana; la moglie del figlio, una modesta sartina, che il marito abbandonò, dopo averle consumato i pochi risparmi; la figlia Rina, una indipendente, che se ne andrà dalla casa paterna con un violinista celebre; e, infine, Naldini, il segretario di Gaudenzi, il factotum, l'allievo suo più caro. Don Gennaro si comporta con Naldini non altrimenti di quello che Ludro con Ludretto: allorchè c'è un'incombenza spiacevole, Naldini andrà a «scoder le man in tel muso»: in ogni scena fra questi due, m'aspettavo di sentir Don Gennaro Gaudenzi far la confessione di Ludro, suo antenato diretto: «Sti musi qua no diventa più rossi!»

Bisogna riconoscere che l'autore dei Parassiti seppe render moderno il carattere antico e farlo rispondente alle esigenze della moderna società. Don Gennaro è, infatti, un vero carattere moderno: l'Antona-Traversi lo osservò dal vero, a Roma, in piena corruzione elettorale, nell'inquinamento meridionale della città eterna: senza che egli lo dica, s'intravede in Don Gennaro l'uomo del mezzogiorno d'Italia.

Il carattere c'è in questa commedia dell'Antona-Traversi; e, come questo, anche gli altri caratteri sono stati osservati e studiati con rara penetrazione e riprodotti scenicamente con molta forza comica.

Parassiti è una buona commedia: varia, vivace, indovinata nei caratteri e negli episodi scenici, assorge, dalla comicità dell'atto primo, a molta forza drammatica nel finale del secondo, per ritornare al terzo alla gustosa caricatura e alla satira efficace, propria della commedia.

Qui però la parte comica ha la prevalenza: anche la fine della commedia, nel suo scioglimento impreveduto e indovinatissimo, mantiene a tutta l'opera il tono comico. Non è in questi Parassiti ch'io andrò a cercare il contrasto delle passioni delle Rozeno, o l'efficacia drammatica di Danza Macabra: in questa sua commedia, Camillo Antona-Traversi ha voluto descrivere un ambiente e porre in satira tutta una classe di persone, e ci è riuscito perfettamente: se, per le esigenze sceniche, o per mantenere la sospensione dell'interesse, nella commedia satirica, è innestato un intreccio più o meno drammatico, non me ne curo: quello ch'io cercavo in Parassiti era la satira del costume, e questa m'è apparsa eccellente: non chiedevo di più.

L'esecuzione tutta contribuì a far rilevare i pregi della commedia. Oreste Calabresi fece una vera creazione della parte di Don Gennaro Gaudenzi: diede tutto il rilievo voluto alle parole scritte: con uno sguardo, con un gesto, fece intendere quello che l'autore non diceva: in una parola, recitò da grande artista: più che interprete, fu dell'Antona-Traversi collaboratore.

La signorina Dina Galli recitò con intelligenza la parte sua.

La signora Vestri, il Ruggeri e il Rodolfi contribuirono al buon successo della commedia.

Con la replica di questa, e con lo Spiritismo del Sardou, la Compagnia Talli Gramatica-Calabresi si congedò dal pubblico fiorentino.

Cesarone[52].