Anche al Reinach di Parma, e in altre città dove il Benini la diede, il successo lieto non si smentì mai.

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La profezia di Luigi Capuana e di Francesco Pasta: — «Parassiti, siatene certo, faranno trionfalmente il giro di tutti i teatri d'Italia», non si avverò, disgraziatamente per me. Invano, io tempestai di lettere Oreste Calabresi, perchè, nelle nuove Compagnie da lui dirette e condotte, o in quelle nelle quali si era a mano a mano scritturato, volesse ridar vita e onore ai Parassiti, che gli avevano procacciato uno dei più grandi successi della sua gloriosa carriera d'artista[21], e che erano nuovi ancora per molte città.

Dall'amico caro e valoroso non m'ebbi che questa lettera, piuttosto sibillina, in data del diciassette aprile 1903:

«Mio carissimo Camillo,

Non ho risposto alla tua lettera, che accompagnava quella del dott. Buzzi, per la ragione che non avevo il tuo indirizzo. Ora che me lo dài, ti rispondo per assicurarti del mio immutato affetto, e per dirti che puoi mandarmi tutto quello che vuoi, ben felice se potrò renderti un servizio.

In quanto ai tuoi Parassiti... Ma chi più di me sarebbe felice di rappresentarli? Ma è la fatalità che vuole che sia così, e non altrimenti[22].

Talli ti saluta affettuosissimamente; ma il tuo lavoro, per ora, non può metterlo in iscena per mancanza assoluta di tempo. Siamo pieni di novità: ne abbiamo fin troppe!

E ora, amico mio carissimo, un abbraccio dal sempre

tuo aff.mo O. Calabresi».