Se si mette questa lettera a riscontro con quella che il mio grande Gaudenzi mi scriveva, da Roma, il 30 luglio del 1899, è proprio il caso di esclamare: «mutano i saggi, secondo i tempi, i lor pensieri!»
«Affettuosissimo e caro amico,
Pel tramite del nostro Liberati, vi mando questa per ringraziarvi delle vostre espressioni così gentili a mio riguardo. Voi, carissimo, con quella amabilità che vi distingue, avete voluto ingrandire di troppo l'opera mia modestissima. Non feci che quello che avrebbe fatto qualunque altro attore che si fosse trovato al mio posto. Lasciate, invece, che io vi ringrazi profondamente per l'occasione che mi avete data di poter fare qualche cosa per Voi, così meritevole di conforto e di gioja. Siano benedetti i vostri Parassiti, se hanno potuto alleviare le vostre pene: dal canto mio, vi prometto, credetelo, che farò di tutto perchè queste gioje vi siano date di frequente; e chi ne pioverà maggior soddisfazione sarà il vostro, sinceramente
O. Calabresi».
E con ciò, e dopo ciò, salute a te, amico lettore.
C. A. T.
Articoli di Cesare Sobrero e di Francesco Bonavita.
I «PARASSITI» di Camillo Antona-Traversi.
Roma, 25 luglio.
(Sobrero). — Non è una critica della commedia applaudita iersera al Costanzi, che intendo scrivere. I lettori l'avranno, a suo tempo, dal nostro ottimo Cauda. Piuttosto, il lieto battesimo che l'ultimo novissimo lavoro del buon Camillo ha avuto dinanzi al pubblico romano mi suggerisce una serie di divagazioni e di aneddoti intorno al periodo di gestazione dei Parassiti, e alla veramente fraterna assistenza che, per la presentazione di essi all'intellettuale pubblico di ieri sera, ha prodigata il fratello dell'autore lontano, il simpatico Giannino, che da un mese delizia nojaltri vitajuoli di Aragno, non si sa più se co' fuochi di fila del suo spirito, o co' vertiginosi suoi giuochi di prestigio.