A TRIESTE.
«Fenice». — Parassiti, commedia in 3 atti di C. Antona-Traversi.
La nuova commedia è piaciuta al pubblico sinceramente: ci furono tre chiamate agli attori dopo il primo atto; quattro dopo il secondo; tre alla fine.
Con questi Parassiti, Camillo Antona-Traversi ha impugnato la sforza dell'autore satirico, ha dipinto al vivo un ambiente di farabutti, di cinici, di degenerati, che vivono allegramente di ripieghi, di transazioni, facendo credere di aver del danaro mentre non ne hanno, promettendo con la sicurezza di non poter mantenere, cogliendo a volo l'occasione per speculare loscamente, senza coscienza, senza dignità umana, avendo a solo nume l'inganno, la frode.
Nella commedia, dalle linee comiche, si cela un concetto serio: il sorriso dei personaggi nell'autore è amarezza. Il sedicente commendatore e sedicente avvocato Gennaro Gaudenzi, protagonista della commedia, impersona una famiglia sociale della peggiore schiuma dei farabutti; paga l'imposta in ragione di 10.000 franchi l'anno di rendita per parere ciò che non è, e sa turlupinare perfino l'usciere che viene a fargli il sequestro: vuol maritare la figlia promettendo una dote che sa di non poter dare; e in quanto al cespite principale dei suoi guadagni, egli lo ricava speculando sui disastri delle varie parti d'Italia. Egli aspetta al varco i terremoti, le alluvioni, le inondazioni, le pubbliche calamità d'ogni specie: si fa creatore d'un Comitato di beneficenza, assieme al proprio segretario — che sta a lui nel rapporto proporzionale come Ludreto sta a Ludro — cerca un presidente fra una persona cognita in paese, e in quanto al rendiconto è un altro affare. I denari sfumano; e, se si può, si cerca ripiegare tappando i buchi con qualche matinée di beneficenza.
Il primo atto presenta subito con molta maestria e con molta arguzia il tipo che vedremo poi agitarsi in tutta la commedia. Peggio che parassiti, sono farabutti questi protagonisti dell'Antona-Traversi. Ma la loro pittura è fatta artisticamente.
L'atto primo, come presentazione di ambiente e di caratteri, è il più bello: il secondo, pur essendo meno artistico del primo, piace per la grande vivezza che vi scorre; il terzo ci sembra inferiore agli altri: la discesa di Gennaro Gaudenzi è forse troppo rapida e impreparata; e ci si domanda perchè un uomo che in tutta la vita non ha fatto altro che trovare ripieghi non ne trovi un altro che salvi lui, e in lui la sua apparenza di dignità, meglio che non lo faccia quella repentina partenza con una coppia di virtuosi... di musica.
Ma sono nei questi, che non sminuiscono la bellezza del complesso scenico, in cui l'azione corre via snella e diritta; e l'interesse, pur con mezzi semplici, è ottenuto e perdura durante tutto lo svolgimento del quadro. Certo, se qualche cosa nuoce nella commedia, come la udimmo iersera, è la trasposizione dell'ambiente — da napoletano a veneziano — che la riduzione nel linguaggio vernacolo rende necessaria. L'autore dipinge argutamente certe finezze di alcuni strati sociali del Napoletano; e queste finezze, trasportate a Venezia, perdono alquanto del loro vero colore, per quanto la traduzione sia fatta con cura amorosa.
A questo vizio, che vorremmo dire di origine, nella riduzione veneziana, è compenso però la recitazione bellissima di Ferruccio Benini: recitazione intelligente, colorita, caratteristica, nonchè l'omogeneo e affiatato complesso degli altri esecutori, fra i quali meritano lode la signora Dondini-Benini, che si distinse al secondo atto, le signore Gasparini e Marussig, e gli attori Ferri, Gasparini, Zambuto.
Il successo schietto e caloroso riportato da i Parassiti procurerà a questa commedia buon numero di repliche[60].