Non è la prima volta che si veggono posti sulla scena come a una gogna i farabutti in guanti, che nella commedia della vita si sogliono chiamare coi titoli di avvocato o di commendatore o di onorevole, e soltanto nei dialoghi intimi alcuni si azzardano a chiamare affaristi; fino al giorno, che giunge soltanto per i più sventurati, in cui un colpo mal riuscito discopre il loro giuoco, tronca la buona fama... e basta; perchè, quanto alla loro vita comoda e parassitaria, essi sanno conservarsela: bisogna che siano molto, ma molto sfortunati, per soffrire un po' di carcere preventivo, con tutti i riguardi, i buoni bocconi e i sigari avana.

Dai drammi di Paolo Ferrari ai Corvi del Becque, al Matteo Cantasirena del Rovetta, simili figure son passate alla luce della ribalta; ora come personaggi principali, scopo dell'opera, più spesso in seconda linea, ma visibilissime per quella loro impronta di sfacciataggine, d'intrigo, di egoismo che subito le distingue.

Il commendator Gaudenzi di Camillo Antona-Traversi è di costoro. Sta a Roma, si sa. È abituè di Aragno, s'immagina. Ha un degno segretario, che segue le sue orme. Ha un degno figlio, che imita il suo esempio. Ha una povera diavola di moglie. Ha una testina di figliuola intelligente e astuta come il padre, fredda e opportunista, imperiosa e tenace nei propositi.

Ogni uccello fa il suo verso: il Gaudenzi trova nuovi mezzi di sfruttamento con le solite astuzie: suo figlio divorzia dalla moglie quando non c'è più da smungere e sposa una ricca e fischiatissima cantante: la figlia rinuncia a un ricco matrimonio... perchè s'accorge che il fidanzato è un debole e cederà alla volontà del padre, ch'è ostile.

Un giorno, sopra tutto questo tessuto d'impostura ordito coi soliti paroloni, scoppia una bomba... giornalistica. Il Commendatore lascia il suo segretario negli impicci, ma con an ottimo consiglio, che suona su per giù così: «Non dica ch'io lo lascio solo: a Roma basta voltarsi attorno per trovare quanti... amici si voglia»! E padre e figlia s'imbarcano per una grande tournée artistica, a spese di un celebre violinista esotico.

Dato l'argomento, costretto in un tema fisso esteticamente antipatico, benchè ispirato da un alto intendimento morale, il lavoro è ottimo: bene sceneggiato, ben dialogato; e, sopra tutto, coi caratteri nettamente coloriti, senza troppa esagerazione, con sano verismo. Dunque, non siamo all'altezza delle Rozeno, perchè, fin dal primo momento in cui la commedia fa ideata, mancavano gli elementi per giungere alle Rozeno; ma siamo all'altezza di un piccolo concetto perfettamente reso.

Il pubblico approvò pienamente e approverà sempre una simile commedia, che lo interessa, lo convince, lo fa ridere, lo rende superiore nel disprezzo, gli cerca un incoraggiamento a combattere quella genia di malviventi: l'incoraggiamento non può mancare.

In fine, un bravo di tutto cuore agl'interpreti. Il Calabresi fece una delle sue creazioni. A sentirlo nei Parassiti, sembra l'artista nato per i Parassiti, come nel Lucifero di Butti pareva l'artista nato per il Lucifero.

A. B.[59].

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