Parassiti al «Paganini».

Il titolo vasto comprensivo della commedia lascerebbe credere che si tratti di un lavoro dalle linee e dalle proporzioni grandiose.

I tre atti di Camillo Antona-Traversi appajono invece assai snelli e spediti, e lo studio d'ambiente si svolge in un campo troppo ristretto per avere gran forza di sintesi. L'autore, accingendosi a scrivere questo lavoro, aveva forse dinanzi a sè una visione più ampia di vita. I personaggi che egli voleva ritrarre erano numerosi, gli episodii che si proponeva di svolgere varii e complessi. A poco a poco, forse per le esigenze medesime della scena, rimpicciolì il quadro, condensò l'azione, trascurò lo studio dei tipi secondarii, non ponendo in piena luce che un solo carattere, quello del commendatore Gennaro Gaudenzi.

Se è dovere della critica rilevare questo difetto d'origine, è però anche giusto tener conto dei pregi ragguardevoli della commedia; nella quale, come, del resto, nelle precedenti del Traversi, sono visibili le impronte d'un ingegno che non s'arresta alla superficiale osservazione dei fatti; ma che di questi sa sorprendere e penetrare l'intimo significato.

Il dialogo della commedia, ad esempio, è assai colorito e vivace, non scevro di frizzante ironia: certe scene, certe situazioni rivelano la tecnica e il gusto di un vero maestro.

Il commendator Gennaro Gaudenzi è un tipo finemente studiato, reso con brio, arguzia, comicità.

Ha un torto solo: quello di essere un po' troppo... prossimo parente di un altro... commendatore, il Matteo Cantasirena della Baraonda di Rovetta.

L'esecuzione della commedia fu ottima da parte del Calabresi, lodevole da parte della Galli, della Spano, del Piperno e degli altri.

G. A.[58]

Parassiti di Camillo Antona-Traversi al «Paganini».