Subito dopo le cucine una galleria lunga trecento metri comprende sessantanove scomparti, parte a destra e parte a sinistra, divisi da un passaggio centrale dove scorrono i vagoncini su rotaie che portano gli alimenti e quelli pel trasporto della paglia da giaciglio, la quale viene cambiata ogni giorno, quella sporca da escrementi essendo asportata ed ammucchiata in locale distante.
L'edifizio, sbiancato con latte di calce internamente ed intonacato all'esterno, dipinto a carbolineo, ha il suolo tutto cementato, onde facilitare la pulizia con lavatura e disinfezioni; esso è nella notte continuamente rischiarato a luce elettrica per evitare qualsiasi pericolo d'allarme nei timidi animali al passaggio dei guardiani, e, a quanto pare, non è la luce che turbi i loro sonni, essendovi abituati fin dalla nascita. La galleria è divisa in due parti, delle quali una è riscaldata, per l'allevamento degli anatrotti fino alla settima settimana, l'altra non riscaldata serve a contenerli per le rimanenti due settimane, in cui si compie il loro allevamento e l'ingrassamento.
Ingegnosamente prodotto e distribuito a mezzo di canali, attraverso i quali passa il vapore, il riscaldamento è regolato in modo da portare la temperatura nel punto più caldo a 32.2 centigradi e non scende mal al disotto di 21 gradi. È quello insomma di una gran madre artificiale, in cui tutte le disposizioni sono prese in vista di un allevamento in condizioni ottime, e che troppo luogo sarebbe descrivere più minutamente.
In complesso, si tratta di tre grandi scomparti suddivisi in sessantanove piccoli, i due primi sono riscaldati dovendo funzionare da madre per gli anatrotti; il terzo grande scomparto, dalla 16ª alla 49ª suddivisione è riscaldato soltanto in inverno, e dalla 50ª alla 69ª ed ultima suddivisione, dedicate all'ingrassamento, non sono punto riscaldate.
A cominciare dalla quinta suddivisione gli scomparti hanno tutti il loro piccolo recinto esterno aperto con cui comunicano, di superficie minore o maggiore a misura che si procede; ognuno di questi è provvisto di abbeveratori in legno, di dimensioni appena sufficienti perchè gli animali possano tuffarsi il becco per bere ma non per bagnarvisi questa facoltà, è concessa soltanto a quelli giunti all'ultima suddivisione e per la vigoria della loro immolazione; come agli umani condannati alla pena capitale, è accordato di chiedere quel che vogliono per mangiare e bere, così a questi infelici animaletti si procura per pochi istanti quanto avrebbe formato la loro delizia, giornaliera il prendere un bagno! e questo naturale, legittimo diletto segna la fine della tranquilla sì ma rapidissima carriera. Lo scopo di tanto generosa largizione non è inutile dirlo, umanitario ma egoistico, ottenere cioè col supremo lavacro un piumaggio ben pulito e con la tranquillità dell'ultimo giorno una carne migliore; e neanche quel conforto è intero, poichè accompagnato da un completo digiuno affinchè il corpo sia ben vuotato prima di passare nelle mani del sacrificatore.
Sortite dalla vasca e dopo il completamento della toeletta con un breve soggiorno in paniere ben guarnito di paglia dove si asciugano, le vittime vengono portate nella sala dell'immolazione ed in pochi istanti da appositi incaricati soppresse, mediante uno stiramento di collo che frange la colonna vertebrale, vuotate e spiumate completamente salvo al collo ed alla testa; tutto ciò è fatto con la massima rapidità e precisione da un personale pratico, abilissimo. Le morticine disposte in bell'ordine entro casse a quindici per cassa ed introdotte in un frigorifero vi rimangono fino alla partenza per i mercati londinesi e questa ha luogo nella nottata successiva all'immolazione a mezzo delle automobili dello stabilimento.
E così si compie il breve ciclo; in nove settimane nasce, vegeta e muore il povero anatrotto industriale a Ducks Plant; esso non ha conosciuto alcuna delle gioie della vita che a tanti altri volatili sono largite tranne quelle di mangiare e dormire ed appena gli fu dato di veder il sole dei suoi sogni, il bagno, subito ne fu privo; tale è il suo fato e tale il fatto che la ardita iniziativa dell'industriale è stata coronata da incontrastato successo. Impostata su così vaste basi era impossibile che delle difficoltà enormi non si presentassero all'inizio al coraggioso imprenditore; così fu che per utilizzare fin dal bel principio un impianto simile bisognava procurarsi una ingente quantità d'uova per l'incubazione, un migliaio o due al giorno; per cui si dovettero provvedere in parte nelle vicinanze ed altre farle venire di fuori e ciò fu eseguito non senza pena mentre in pari tempo si provvide all'acquisto dei primi riproduttori. Questo fu il principale ostacolo iniziale, poichè tutto il resto era stato così ben studiato e disposto che funzionò subito senza alcun inciampo serio; con l'andar del tempo si ricorse sempre meno alla provvista d'uova da incubazione ed ora sono le riproduttrici dello stabilimento, in gran maggioranza anatre di Pechino, che danno tutte le uova necessarie, con una media di 130 circa annue cadauna.
In sostanza, il Purdey ha risolto il problema dell'industrializzazione dell'allevamento anatrino, ed il suo esempio, abbia, o meno, imitatori in Europa, resta sempre ad attestare uno spirito d'iniziativa singolare e merita encomio, non foss'altro per l'ardimento e la scienza spiegati.
In Australia, come altrove ho accennato, l'allevamento industriale dell'anatra è pure assai esteso; la razza che colà si tiene è solo in parte la Pechino pura, poichè molto si adopera la Muschiata i cui maschi grossi e libidinosi vengono adibiti alla fecondazione di femmine Pechino ed Aylesbury ottenendone degli enormi prodotti; è lo stesso sistema adottato da tempo in alcune regioni francesi come ora diremo.