È in uso in certi dipartimenti meridionali francesi la divisione del lavoro; alcuni coloni allevano le anatre per venderle ad altri che non possedendo nè terreni nè locali adatti per l'allevamento si dedicano all'operazione dell'ingrassamento e vendono i fegati ai fabbricanti. Durante il periodo che precede il gavage, gli animali sono dapprima rinchiusi per qualche tempo in un recinto stretto, nutriti abbondantemente con farinacei, barbabietole e granaglie cotte, stando imprigionati in un locale buio ma facilmente arieggiabile come una scuderia od una rimessa da carrozze, lontana dai rumori il più possibile. Durante i pasti si fa un po' di luce, ma poi si ritorna al buio e si lasciano le rinchiuse digerire tranquillamente accoccolate sulla paglia che ricopre il suolo del locale, fino al pasto successivo; con un forcone si rivolta la paglia il mattino dopo del primo giorno l'indomani si cambia completamente lo strato e così si seguita fino al termine del periodo d'ingrassamento; con questa misura le carni non piglian mai cattivo gusto, le penne non s'imbrattano e si tengono lontani gl'insetti.
Se coi sistemi fin qui descritti si hanno già dei capi ben grassi, con l'impinguamento forzato si arriva al nec plus ultra; ed è tale quello adottato per ottenere dei fegati enormi. Si pratica perciò l'ingozzamento (gavage) sia con l'imbuto come mediante pallottole preparate, e ciò secondo le regioni. Dove si adopera l'imbuto si costringe il volatile che si tiene ben serrato fra le ginocchia ad assorbire una certa dose di maïs ammollato versandola in un imbuto il cui canale viene preventivamente introdotto nella gola del paziente e con un'abile manipolazione si fa scendere la razione prefissa attraverso il canale degli alimenti fino all'esofago; quindi si rimette l'ingozzata al suo posto a digerire. Altrove l'anatra viene nutrita forzatamente, introducendole certe pallottole bislunghe di farina di maïs ben impastata preparate la sera prima; il volatile vien tenuto nella medesima posizione indicata per l'ingozzamento con l'imbuto, gli ai apre il becco, si allunga il collo e gli si fa scivolare una, poi due, poi diverse pallottole, previa immersione nel siero di latte di questi pilloloni, onde agevolarne la deglutizione; dipende dall'ingozzatore il giudicare la quantità che l'ingrassanda può ricevere e dell'epoca in cui conviene troncare il regime.
Non m'indugierò più oltre sull'argomento che d'altronde è trattato in esteso nel volume già citato «L'allevamento dell'oca». Un'anatra troppo grassa non ha un valore corrispondente alle cure, alle spese, ai rischi che l'operazione comporta o presenta, a meno che si abbia il collocamento assicurato della produzione del fegato e ciò non si può pretendere che là dove esistono fabbriche speciali di conserve, come nel mezzodì della Francia ed in Alsazia. Sono d'avviso e lo ripeto ancora che la più proficua e più facilmente attuabile industria anche da noi sia la produzione dell'anatrotto di poche settimane ingrassato, almeno per ora; col tempo c'è da credere che anche in Italia sorgerà la nuova industria.
La piuma
La convenienza di allevar l'anatra emerge non solo per la produzione della carne ma ancora pel raccolto di penne, piume e piumino che essa ci fornisce; la realizzazione di questi sotto-prodotti può dare un discreto utile, che generalmente è poco considerato, quando specialmente essi siano d'una certa importanza per quantità e per preparazione adatta, il commercio delle piume facendone sempre una ingente ricerca.
I palmipedi, contrariamente a quanto succede negli altri volatili domestici mutano due volte l'anno le piume e questa muta si compie in brevissimo tempo; anche in ciò differiscono dagli altri volatili e trattandosi di una specie di malattia il vantaggio che presentano le anatre in ciò è di un certo valore, poichè prolungandosi il periodo l'animale s'indebolisce e la produzione per conseguenza ne risente. Come già si è fatto osservare ad ogni muta il maschio cambia di livrea, ora modesta, ora di gala, secondo l'epoca; nella femmina invece è sempre la medesima.
Tutte le penne, come le piume ed il piumino servono per gli usi famigliari e con esse si fanno dei guanciali, delle coperte da tetto, si utilizzano insomma in diversi modi anche per oggetti d'ornamento da signora; l'industria della piuma ne trae il miglior partito immaginabile, ma va osservato ch'essa paga assai meglio la piuma viva, strappata cioè sul corpo degli animali viventi, di quanto retribuisca la penna morta e per morta s'intende non soltanto quella tolta dal corpo degli animali dopo uccisi ma ancora se caduta naturalmente all'epoca della muta; una penna staccatasi dal corpo per effetto naturale ha un valore ben diverso da ogni altra violentemente levata. Per quanto quest'ultima espressione possa sottintendere un'azione brusca e crudele, in realtà ciò non succede, poichè non si tratta che di anticipar qualche poco, di aiutare in certo modo la natura nel lavorio che si compie nell'epoca del cambiamento delle piume senza aspettare che queste cadano da sè; basta osservare l'animale nelle epoche in cui succede il fenomeno naturale che nell'anatra adulta cade in Luglio ed in Settembre-Ottobre e nell'anatrotto quando ha due mesi o poco più ed in Ottobre; essi scuotendosi fanno cadere qualche piuma e questo è il più sicuro indizio che è giunto il momento opportuno per la spiumatura, oppure, strappandone qualcuna nelle epoche indicate, se non fanno sangue premendole con l'unghia, si può procedere all'operazione senza correre il rischio di far soffrire l'animale (si dice allora che la piuma è matura) ciò che succederebbe ripetendola più volte nell'anno come per ingordigia taluni fanno.
Per eseguire la spiumatura conviene aver pronti due panieri, in uno dei quali si lasceranno cadere le penne più grosse e nell'altro il piumino, tanto più se si devono vendere avendo esse valore diverso, s'incomincia per acciuffar l'anatra, la quale sbraiterà e si dibatterà alquanto, ma, naturalmente non bisogna fare caso; andrà tenuta ben stretta fra le gambe previa arrovesciatura delle ali sulla schiena, quindi si passa gradatamente allo strappamento delle piume partendo dal collo, poscia si scopre il petto ed il ventre fino all'ano per risalire un po' verso le reni che dovranno rimaner ricoperte, come la testa, della loro livrea naturale; la schiena come le reni e le ali non vanno toccate e così neanche quelle piume più lunghe e più rigide che reggono le ali, ad impedire che cadano a terra come succederebbe quando non si rispettasse il provvidenziale guancialetto. Si lascia per ultimo il piumino che è il più aderente alla pelle, e non lo si toglie che dopo aver strappato tutta la piuma che ricopre il corpo nelle parti sopra indicate, la lanuggine o piumino avendo un valore più considerevole delle altre penne e per tal motivo convien tenerle separate gettandole nel paniere speciale.
Una volta spiumata l'anatra va tenuta riparata e tranquilla, ben nutrita, per alcuni giorni: quanto alla piuma, perchè si conservi bene, bisogna essiccarla, come vedremo col seguito.
La terminologia francese per designare le varie penne e piume dei volatili domestici è assai complicata ed i prezzi variavano, ante bellum, da L. 1,75 a L. 8 al chilogr. Secondo si trattava di penne del dorso, di piume del ventre e del petto oppure del piumino; attualmente questi prezzi devono essere ben più elevati, per cui se c'era già un discreto vantaggio a raccoglierle prima della guerra, ora questo sarà doppio e forse maggiore ancora. Inutile dire, tanto pare evidente, che la piuma completamente bianca ha sempre un prezzo assai superiore a quella di colori diversi, meglio prestandosi alla tintura per generi di moda, mentre quelle colorate generalmente non possono trovar impiego che per riempimento.