Oltre ad aver minor merito, come ho già detto di fronte al fabbricante che le utilizza, le penne state, strappate sugli animali morti quand'anche immediatamente dopo uccisi, cadute oppure tolte ad animali viventi, devono essere pulite, non imbrattate cioè nè di sangue nè di sterco; occorre perciò offrire alle anatre negli ultimi giorni della loro esistenza il mezzo di lavarsi in qualche vasca e della paglia pulitissima in abbondanza per asciugarsi.
Quanto al modo di ucciderle senza che il sangue abbia a macchiar il piumaggio, che nelle Pechino e nelle Aylesbury è più prezioso perchè bianco, non c'è che introdurre nel palato all'altezza degli occhi del condannato l'acuta lama di un temperino o di un ferro affilatissimo e conficcarlo profondamente fino ad offendere il cervello; la morte avviene fulminea e la livrea è salva, ciò che non si otterrebbe coi mezzi più comunemente adottati, sulla descrizione sgradevole dei quali mi sarà concesso sorvolare. Questo sistema d'uccisione presenta anche il vantaggio dal lato del sapore di conservarlo completamente all'anatra, che nulla ha perduto del suo sangue e per i buongustai ciò ha un discreto merito approssimandosi alquanto al profumo dell'anatra selvatica.
Altri invece preferiscono la bianchezza delle carni al sapore; coll'offendere il cervello, come detto, oppure tirando il collo all'animale, pratica anche questa più comune in certi paesi; se le carni riescono alquanto profumate restano però di color scuro e così pure la pelle; dissanguando invece la vittima il più possibile, si ottengono capi di bella presenza esteriore e carni bianchissime.
Il volatile va spiumato completamente appena avrà cessato di vivere; s'incomincia dal buttare in un paniere le grosse penne delle ali e della coda, poi si passa alle piume esterne di tutto il corpo e finalmente si toglierà con attenzione il piumino che sta sotto le piume aderente al corpo e lo si metterà in un paniere a parte. Se il corpo si fredda durante l'operazione lo si tuffa in acqua bollente e così si può terminarla facilmente.
Le grandi penne delle ali e quelle della coda non sono utilizzabili che per riempir guanciali, coperte da letto ed altro e di esse le barbe soltanto, che si taglieranno colle forbici; il fusto si butta via.
Perchè possano conservarsi, tutte le penne, siano esse tolte ad animali vivi come a macellati devono essere sterilizzate facendo subir loro l'essiccazione; si introducono entro sacchi di tela e poi in un forno da pane subito dopo la sfornata, per ritirarle allorchè il forno sarà completamente freddato; si tolgono dai sacchi e si battono ben bene con delle bacchettine di giunco. Queste due operazioni servono, la prima a distruggere insetti, uova e materie grasse contenuti nelle penne e l'altra a staccare e disperdere le pellicole aderenti.
Levate dal forno e battute, si stendono su graticci e con le mani si lavorano diligentemente come si farebbe colla lana. Trascorso qualche giorno si ripetono tutte queste operazioni, forno, battitura e rimaneggiamento, che così si può esser certi della conservazione perfetta ed a lungo delle piume; riposte in casse, dove però non stiano pigiate, e assicurate contro le tignole da naftalina o da canfora, possono rimanervi del gran tempo senza che abbiano a soffrire menomamente.
Le pelli d'anatra, come quelle d'oca, guarnite del loro piumino servono poi a fabbricare alcuni oggetti d'uso domestico in sostituzione delle pelli di cigno e ciò costituisce un'industria speciale assai fiorente in alcuni paesi. Per queste imitazioni cigno è necessario servirsi di pelli d'anatra dal piumaggio bianco e che abbiano appartenuto ad animali stati spiumati radicalmente e poi mantenuti ancora in vita fino a tanto che la peluria non sia un po' cresciuta; ucciso il volatile si incide la pelle, la si solleva delicatamente perchè non si strappi, procurando anche di lasciarla più intera possibile, quindi la si concia, per venderla ai fabbricanti di boa per signora, di piumini da cipria ecc., per i quali altre volte si ricorreva esclusivamente al cigno. E' la stessa operazione che si pratica con la pelle dell'oca che è più dettagliatamente illustrata nel volume sull'allevamento di questo palmipede già menzionato.
Malattie
In generale, le malattie che affliggono i polli, i tacchini od altri volatili sono più numerose e con caratteri più gravi che non nei palmipedi; per preservarneli, un'alimentazione sana, ed animalizzata con verdura in abbondanza, acqua spesso rinnovata in abbeveratoi tenuti puliti, locale con giaciglio cambiato appena incomincia ad essere un po' sudicio, forma un insieme di cure sufficienti. E se un'epidemia scoppia dove c'è agglomerazione di volatili d'ogni sorta, le anatre saranno delle ultime a risentirsene, per quanto, essendo di carne anch'esse possano soccombere; ciò che hanno da temere è il contatto, chè vivendo sole, per poco che l'igiene sia osservata nel locale dove dormono, specialmente, sarà ben difficile che cadano ammalate.