“Grazia,„ — ripetè il vinto con un rantolo, che più sapeva di disperazione che d'obedienza.

“Vuoi grazia?... ebbene sappi meritarla. Ti conosco al fiuto; tu sei un ladro. Quando un tuo pari vuol metter giudizio, prima d'altro restituisce ciò che non è suo. Fuori dunque quei sonajuoli che hai sgraffignato al castello de' Mantegazzi. Fuori!...„ e accompagnò la parola con tal gesto che gli faceva sentire il freddo dell'arma sulla nuda pelle.

Medicina, che avrebbe speso volontieri de' suoi per trarsi da quell'impaccio, sentì un grande accoramento all'atto di staccarsi da quei ducati, frutto delle sue fatiche, che gli avevano fatto buona compagnia nella lunga corsa. — Pronunciò quindi qualche parola per ingannare l'inchiesta; ma vedendo, o meglio sentendo sul suo corpo, che l'altro non se ne mostrava pago, rinversò le tasche delle brache sul terreno, e fe' piover fuori gli spiccioli che v'erano celati.

“Alzati adesso, riprese il vincitore; e quando sarai a Milano fa dir del bene a' tuoi morti; che è merito loro se non ti mando a piè di Dio.„

Surse Medicina più snello, e credette potersene andare. Ma le leggi di difesa, improvisate da quei contadini dopo la patita violenza, non gli permettevano di sbiettare senza aver dato conto di sè ad un consesso di padri, che faceva l'officio di direttorio in quella republica improvisata. Gli fu d'uopo pertanto entrare nel villaggio come prigioniero di guerra, e scendere nel fondo di un sotterraneo del castello, ov'era raccolta una dozzina de' suoi, colti e puniti alla stessa maniera.

Ivi potè finalmente conoscere la storia della sua sconfitta; e questa ci pare sì strana e bisbetica, che vogliamo lasciare a chi v'ebbe parte il carico di raccontarla.

LXXVII.

Al rumore prodotto dallo stridere dei chiavacci e dalle pedate di chi s'avvicinava, si scossero i prigionieri, e levarono la testa greve per guardare chi fosse: incerti, se dovessero rallegrarsi di quella comparsa o dolersene, essendo egualmente lecito sperare l'arrivo di un liberatore, e temere quello dell'aguzzino, o peggio.

Quando poniamo la sorte capricciosa tra le morse di un dilemma, non è infrequente il caso, che essa uccida la logica dei nostri ragionamenti, svignando per una scappatoja secreta. Così avvenne questa volta. — L'arrivato non era nè il liberatore, nè il bargello; ma l'ospite il meno aspettato.

“Oh ve'! — disse uno di quei bravacci inarcando le ciglia dalla sorpresa, — Medicina, il nostro capitano, egli pure alle bujose!„