“Ma perchè parli con un linguaggio che io non comprendo? Perchè ti compiaci di mescere l'amaro nel calice di felicità che la providenza ci porge?„
“O Giovanni, perchè voi non nasceste tra il popolo, come io nacqui? Allora il mio amore, correndo sur una carriera piana, di pari passo col vostro, giungerebbe pieno ed integro sino a voi. — All'altezza di un trono gli affetti di una povera fanciulla arrivano assottigliati e dispersi, come salgono alle nubi i profumi dei fiori.„
“No, mia Agnese, non dir così. — Tu non devi esser confusa fra le donne a cui Dio affidò soltanto l'ignorato governo di una famiglia e il cuore d'uno sposo. Tu sarai, come la Beatrice del Poeta, il mio genio tutelare che, dopo avermi sollevato dagli immondi gironi, mi condurrà nel soggiorno beato della verità e della giustizia. Non rimpianger la fortuna altrui; non scongiurare il destino. — Ricorda le parole di tuo padre; pensa che la felicità compagna d'amore non deve essere la nostra meta, ma il luogo di riposo in cui riavremo lena per correre a più nobile scopo. — Ci si farà guerra: ebbene, prepariamoci ad essa colle alleanze; associamo le forze, e la vittoria sarà nostra. Io ebbi in te la virtù di Maffiolo; in me avrai tu il suo braccio. Quando avrò errato inutilmente cercando uno sguardo leale, un labro sincero, io mi specchierò nei tuoi occhi, o Agnese, interrogherò la tua voce, e tornerò a credere che la virtù non sia bandita dal mondo. Stanco talora, perduto d'animo, nauseato da tante ribalderie, non appena avrò posato la fronte sul tuo seno, troverò ristoro; e alle incalzanti pulsazioni di un cuor muliebre, rinascerò alla vita operosa e alla fiducia nella mia stella.„
Dire che le parole del conte fossero tanto efficaci da convincere lo spirito il più renitente, e offrirne a prova il fatto che esse calmarono le apprensioni di Agnese, sarebbe tradire la storica verità, e dar corpo ad ombre fuggevoli. L'ardore di chi voleva convincere era molto al disotto della docilità di chi bramava essere convinta. Le voglie imperiose, le fervide aspirazioni, i desiderj che hanno la forza di necessità, spesso si vestono ad arte di una diffidenza affatto superficiale, che dimanda spiegazioni per udirsi ripetere una cara verità; che crea degli ostacoli pel piacere di abbatterli. Con questo mezzo si ritorna a quelle usate parole, che tra gli amanti hanno sempre il prestigio di una novella improvisa e gradita. Così sott'altra forma si rischiarano i patti, si rinfrancano le promesse, si ripetono i giuramenti.
Ma quei giorni felici non sfuggivano alla inevitabile legge d'ogni cosa terrena: erano essi fugaci come, e più che il decorrere di una vita placida e consueta. Invano i due amanti, che vedevano con dolore abbreviarsi la misura del tempo accordato a tanta e sì dolce intimità, si studiavano di suddividerlo in ore e minuti per goderlo a bricioli, per bevere a sorsi la felicità. — Ma guai se ci sforziamo di trattenere il tempo che fugge! esso è, o ci sembra immobile, solo quando il desiderio, più rapido di esso, gli vola davanti.
Venne il dì, in cui il conte dovette partire per Pavia: quel dì già designato da lungo tempo, e che, finchè era lontano, pareva non dovesse arrivar mai. Ciascuno avrebbe voluto indugiare ad un dimani indefinito. — Ma pur troppo, spuntò l'oggi inesorabile, e bisognò dividersi: con quante promesse del conte, con quante lacrime d'Agnese, lo imagini il lettore.
Poveretta! ella rimaneva tutta sola; il desiderio di rivedere Canziana si faceva allora assai più urgente; e la delusa aspettativa più dolorosa.
Ma appena il conte fu di ritorno in città, provide a che gli addobbi del casolare, destinato alla dimora della fanciulla, fossero attivamente accelerati. I motivi di un tal mistero non hanno bisogno di spiegazione. Il Conte di Virtù non era uomo da soffrire che il nome della sua amata fosse confuso con quello d'altre, che attraversavano il peristilio del castello, occhieggiando questo o quel cavaliere, e che entrate povere e spoglie, escivano talvolta colla imponente rigidezza delle dame, gareggiando con esse pel lusso delle vesti o per l'arroganza del portamento. — Agnese non dimandò il motivo di questo allontanamento; lo comprese, e l'approvò; perchè anch'ella, sebbene ignara dei costumi della corte, sentiva il peso degli sguardi altrui e paventava i giudizj del mondo, ingegnoso troppo nel cercar pretesti a' suoi severi giudizj, credulo sempre, quando si tratta di prestare fede ad ogni meno onesta apparenza.
La scelta di una casa remota e abbandonata riesciva oltremodo opportuna. A coltivare le superstiziose credenze del vulgo, ordinò il conte che l'esterno dell'edificio conservasse il suo primiero squallore. — Intanto ferveano i lavori all'interno; e gli operai, che attendevano ad assettarla, erano chiamati da paesi lontani, perchè, estranei all'influenza delle superstizioni popolari, alla lor volta non tradissero il secreto dell'incumbenza.
Che fosse quella casipola, come distribuita, ed ornata, l'abbiamo già veduto nelle prime pagine. — Ma perchè fosse meglio allestita, il conte, malfidando ne' suoi gusti e bramando di prevenire quelli d'Agnese, volle rimettere la direzione degli apparecchi a persona amica della fanciulla. Quest'idea gli aperse la via a prepararle una sorpresa. Pensò di proposito a Canziana, spedì in traccia di lei, e la fece venire a Pavia annunciandole che vi avrebbe trovato l'amica sua.