Agnese, di tempra squisita e facile alle emozioni, non potè essere straniera a quella scena di mestizia universale. Ella, per cui la vista del sole e dei monti, gli sconvolgimenti, fossero pur terribili, della natura, erano vita e gaudio, ritorceva stanca e nojata lo sguardo dalla finestra, entro la quale s'incorniciava la monotona nevicata. Pure, mentre il giorno correva pigro e sconsolato, si confortava pensando alle immancabili dolcezze della sera. — Sotto la volta azzurra della sua stanza, alla luce artificiale dei doppieri, calate le cortine del verrone, e chiusa al di fuori ogni men lieta apparenza, ella creava nella sua mente una primavera d'amorose parole e di fervidi affetti.

Canziana, la buona e fedele amica, aveva dal canto suo fatto ogni sforzo per rallegrare quel tetro soggiorno. Quando la padrona taceva, persuasa che quel silenzio fosse doloroso, tentava scuoterla colla memoria delle andate cose; e passava in rassegna le glorie della famiglia dei Mantegazzi e le avventure tante volte udite dall'ottimo messer Maffiolo. Commendava la sapienza di suo padre e la bellezza della madre sua; poi alle lodi del casato innestava con fino accorgimento quelle del Conte di Virtù, celebrandone la generosità e la domestichezza, e facendo i più onorevoli raffronti tra lui ed i tiranni che reggevano altre contrade. Chiudeva, infine, pigliando un acconto sul futuro, ed effondendosi in augurj e voti i più lieti. Ma quando s'accorgeva che le sue parole non erano ascoltate dalla compagna, visibilmente assorta in altre considerazioni, ella (privilegiata fra le femine di buon cuore, che d'ordinario peccano di loquacità) sapeva imporsi la legge d'essere discreta e tacere. In quei momenti non sentivasi altro strepito, fuorchè lo spunto dell'ago, che forava il sciamito teso sul telajo d'Agnese, e il trottolare del fuso, scosso dalle mani di Canziana; oppure, se tali operazioni si allentavano, il respiro affannoso della fanciulla.

Nell'infrequente ricorrere di simili casi, Canziana soleva essere ancora più assidua e più affettuosa verso la sua padrona; e, scambiando pietà per pietà, ometteva perfino le solite sue pratiche nella vicina chiesuola, sostituendo ad esse una più devota e più amorosa sollecitudine per la figlia sua.

Ma proprio in quel dì era arrivato un tale, che recava notizie di Milano e della sua casa, e ripartiva all'indimani. Prima d'andarsene, ei voleva raccogliere le nuove e i comandi delle due donne, per farne parte agli amici: sapendo di rendere con ciò un doppio servigio, a chi lo inviava ed a quelli cui era inviato. Tutto ciò in secreto: perchè la pratica colla famiglia di Maffiolo avrebbe potuto costar cara a chi dimorava in Milano. — Ragioni poi d'egual peso e di pari prudenza consigliavano il messo a non accostarsi al casolare. E perciò Canziana dovette recarsi da lui: ed Agnese ebbe ad aggiungere una sua preghiera per indurre la governante a non rompere questo debole filo che la congiungeva alle domestiche pareti, cui ella inviava, dal profondo del cuore, il più amorevole addio.

Quando la governante esci va per questa bisogna, era già ora tarda; sulla porta della casa, volgendosi indietro per baciare la mano alla padrona, promettevale non l'avrebbe lasciata sola che il tempo necessario per far due volte la via, e per raccogliere e dare nel modo più spedito le opportune notizie. — Forse alla comune mestizia, produtta dalla stessa cagione, dovevasi attribuire la dolorosa peritanza d'entrambe; non era la prima volta che l'una passava qualche ora lontana dall'altra; ma giammai prima d'ora sembrò all'una e all'altra tanto penoso il distacco. — Ciò che avvenne poi, diede a quell'insolita incertezza nome ed autorità di presentimento.

Un'altra persona, sull'animo della quale pesava un cruccio d'egual natura, era il Conte di Virtù. Invano aveva egli cercato di seppellirlo nelle brighe dello stato; invano aveva riunito intorno a se il collegio dei sapienti, per trascinarsi con esso nel vortice delle assidue cure. In quel dì le brame, le speranze, i trionfi, le vanità erano cosa ancor più fredde ed insipide: ogni pensiero, ogni cura, ogni blandizie si specchiava nello squallido aspetto della natura. Un tale stato, tanto grave come insolito ad uomo che sortì una tempra vigorosa, gli faceva desiderare una decisa sofferenza; perchè l'addolorarsi è vivere, mentre l'indeterminato scontento di sè era qualcosa di simile ad una lenta agonia.

Prima dell'ora solita, affastellò le pergamene, rinchiuse i codici, e congedò i suoi fidi. Ritiratosi nei suoi appartamenti, lasciò credere d'aver bisogno di riposo; intanto, elusa la vigilanza dei cortigiani, scese per una scala secreta, aperse una piccola porta, di cui egli custodiva la chiave, ed avvolto in un mantello bruno col cappuccio calato sugli occhi, escì al cadere del giorno sui valli, dirigendosi di buon passo verso la dimora d'Agnese.

Delle cento volte che ebbe a visitarla, questa era la prima che, giunto alla sua casa, la trovasse chiusa; giacchè era solito ad essere atteso e segnalato da lontano. All'improviso ed affrettato bussare, Agnese trasalì; ma non provò sgomento; anzi, cedendo istintivamente alla gradevole sorpresa, che interrompeva la sua fastidiosa aspettativa, senza porre mente che era sola, senza far capolino dalla finestra per vedere chi fosse e che si volesse, s'avviò ad aprire. — Nell'andito che conduceva alla porta, regnava un'oscurità quasi completa. Ella camminava dunque alla cieca, fino in capo ad esso; e là, guidata dalla pratica, cercò e trovò il paletto del catenaccio, lo fece scorrere nelle anella, e schiuse la porta. Allora sul fondo bigio dell'aria, che alla dilatata pupilla d'Agnese fu luce viva, riconobbe le sembianze del conte. Costui non le diede tempo di scambiare un addio: d'un balzo si precipitò nell'andito e, sbattendo indietro la porta, stese le mani per incontrar quelle della fanciulla, che strinse amorosamente, volendola far guida alla sua momentanea cecità. — Camminando al suo fianco, egli teneva la sinistra mano nella destra di lei, e coll'altro braccio faceva cintura al suo agile imbusto. In quei pochi passi, aspirò il profumo de' suoi capelli, numerò i battiti de' suoi polsi, indovinò i soavi contorni di una vita snella, sorretta da un fianco turgido e provocante. — Benchè la scaletta fosse lievemente rischiarata dai raggi del tramonto, egli non rinunciò alla dolcezza d'essere condotto da sì pietosa scorta; ed arrivato al salotto, si allontanò solo da lei quanto era necessario, perchè l'uno sedesse dicontro all'altra.

“O signore, prese a dire la fanciulla, qual caso impreveduto vi conduce qui prima dell'ora solita? Io non vi aspettava sì presto; ed era trista e tapina, pensando che avrei dovuto attendere non meno di un'ora: un'ora!...„

“Ma tu eri rassegnata ad aspettare la notte, — disse il conte con un tuono di scherzevole rimprovero; — io no; non ebbi tanta virtù: il bisogno di vederti fu così imperioso che vinse ogni abitudine, ogni rispetto.„