“Tu deplori nel destino la prima cagione, l'unica sorgente dei dubii che ti travagliano. Ma il più pietoso e più indulgente amore non ti impedisce di scorgere che fra quella prima causa e l'ultimo suo effetto, v'ha di mezzo la mia libera volontà. Questa, sorretta da una passione ardente, com'è la tua, dovrebbe rovesciare quanti ostacoli si frappongono al vantato desiderio di rendere felice la persona amata. — Tu oggi discacci questo pensiero perchè è un'accusa; e mi ami troppo per accusarmi. Quel pensiero tornerà in campo dimani; lo combatterai di nuovo, esso rivivrà sempre finchè durano le tristi circostanze in cui versiamo. A poco a poco, ciò che nei primi tempi ti parve in me una necessità insurmontabile, diverrà a' tuoi occhi pura e vulgare convenienza; ah, non surga mai quel giorno in cui tu lo chiami arte maliziosa per rallentare un legame, per isfuggire al compimento di una sacra promessa...!„

“Sperda Iddio l'augurio: non mi spaventate con sì funeste visioni.„

Se non sapessimo che l'amore del conte era sincero e sviscerato, avremmo diritto di sospettare che tali parole racchiudessero il maligno disegno di smagliare la rete in cui si era avviluppato, e d'escirne a buon patto. D'ordinario, le scene fra gli amanti riboccano di promesse, di preghiere, di giuramenti; sono questi i mezzi più efficaci a smovere una volontà restía, a decidere una mente travagliata dalle incertezze. Ma il conte, che era troppo leale per destreggiare le felici circostanze in cui il caso lo aveva collocato, non faceva progetti, nè avanzava promesse per conquidere la virtù di colei, ch'egli appunto amava per la sua virtù. Uomo avveduto ch'egli era, in ciò si mostrava il più ingenuo, il più candido cuore che mai; ben sapendo che non era mestieri pregar molto per ottenere tutto.

Eppure egli giungeva inavvertitamente alla stessa meta per una via opposta. La sua diffidenza provocava l'altrui fiducia; i suoi dubii destavano la sicurezza della sua ascoltatrice; ei s'accusava, ella lo assolveva, e gli accordava in premio una confidenza ancor più viva ed illimitata.

In quello scambio d'affetti, le parole diventarono per Agnese imagini troppo pallide degli interni sentimenti. Combattere i detti dell'amante con altri detti d'egual tenore, era per lei quanto mettere in dubio le proprie convinzioni, e profanare la religione del proprio cuore. Meglio le parve lo scongiurare l'infausto presagio, opponendo alla modesta peritanza di colui una luminosa prova di fiducia, un atto di pronta e completa soggezione. L'ardente fanciulla non discusse, come facciamo noi, l'arduo quesito; ma lo sciolse d'un tratto, lanciandosi nelle braccia dell'amante con quell'abbandono, che vuol dire: — invano tu tenti di offuscare le tue virtù, invano tu metti a prova il mio cuore; esso è giù tuo, tuo per sempre, tuo ad ogni patto.

Quando, pochi istanti dopo, s'udì battere alla porta, Agnese rinvenne dal suo delirio, e, senza saperne il perchè, si trovò gli occhi e il volto inondati di pianto. Ma ben comprese che volessero dire quelle lacrime, quando sentì il bisogno di nasconderle all'amica sua. — Fu tosto accesa una lampada. Agnese, facendo violenza a se stessa e studiando di ripigliare la solita compostezza, mosse ad incontrarla. Nel momento in cui ebbe aperto l'uscio e si trovò di faccia a Canziana, il lume che ella teneva a mano vibrò un raggio indiscreto sul suo viso, e lo mostrò sfolgorante di una bellezza affatto nuova. — La buona donna, colpita da quella improvisa visione, non disse parola, perchè aveva tutto indovinato. E Agnese?.... poveretta, se le fosse stato possibile articolare un accento avrebbe ripetuto, colla sposa della Cantica: — “Il mio amico è mio, ed io son sua[27].„

LXXXIII.

Da quel dì, dopo quel convegno, l'esistenza d'Agnese subì un mutamento assai importante. La vita di quella donna può dividersi in due epoche, e questo giorno ne segna il confine. — Gioje, speranze, dolori ebbero in seguito eguale vicenda nell'animo suo; ma non eguale l'indole e l'intensità. Ella provò nuovi istanti di gaudio inesprimibile; ma le sue dolcezze più profonde, più interne, più nascose, non andavano mai disgiunte da una soavissima mestizia, che le dimandava nuove lacrime. Prima di quel giorno ella soleva riguardare la sua felicità come l'effetto che tien dietro immancabilmente alla sua cagione: l'amore non le dava soltanto la contentezza presente, ma era un pegno sicuro di quella ben più grande e durevole che le veniva promessa per l'avvenire. Da qui innanzi invece, il suo poetico dimani erasi fatto una positiva attualità, ricca di bene, ma pur troppo non scevra di dubii e di apprensioni. — Se il cuor suo non poteva più chiedere nulla al mondo ed agli uomini, la ragione molto doveva chiedere a sè stessa. Vero è, che il cuore era sempre vittorioso; ma la vittoria attestava la lotta; questa il travaglio e l'incertezza. La speranza dei giorni addietro le faceva gradire la promessa di un bene futuro e lontano, quasi che il suo stato presente non potesse capire tutto quello che gli era serbato. La speranza dei giorni successivi all'opposto la guidava ad affrettare con animo impaziente il compimento di un patto, senza il quale crollava in parte il meraviglioso edificio della sua esistenza. — È cosa ben diversa lo sperare l'aggiunta di un bene ad un bene, e l'attendere un fatto che ci guarentisca da un male. Spera sorridendo colui che oggi è felice, ed aspetta un dimani ancora più felice. Ma l'ansietà di chi attende un giudizio è sempre grave e severa, anche quando abbia ragione di crederlo favorevole a' suoi voti.

Torneremo ad Agnese tra breve. — Prima di ripigliare il filo degli avvenimenti che la riguardano, ci è necessario arrestarci alquanto alla corte di Milano, dove si congiura a suo danno. Ma poichè quel luogo e quelle persone ci richiamano alcune memorie storiche, e queste alla lor volta risvegliano in noi qualche idea generale sulle nostre condizioni civili e politiche, così prima ancora di ripigliare la cronaca, registreremo brevemente, come in un sommario, alcuni fatti, aggiungendovi qualche nostra osservazione. — Chi non s'accomoda a digressioni, e preferisce continuare la storia di Agnese, non ha che a lasciar di mezzo il capitolo seguente.

FINE DEL PRIMO VOLUME.