“Avvicinati a me, Agnese, e porgimi la tua mano, perchè stringendola abbia almeno un compenso alla privazione di contemplarti.„
Agnese spinse più avanti la sedia, e stese la mano al conte.
“Sei di poche parole, ripigliò questi; che hai, ben mio? forse sei tu scontenta di me? dimmi tutto.... è egli possibile che il tuo cuore, che batte sì fortemente, neghi al tuo labro una sola parola?„
“O Giovanni, ripigliò Agnese assai commossa, che potrei io dirvi, che non abbia già mille volte ripetuto? — Io vi amo, o signore; vi amo con tutta l'anima; il dirlo, il ripeterlo non è egli un indiscreto rimprovero diretto al destino, che da tre mesi copre una nobile passione col velo del mistero, quasi fosse una colpa?„
“Hai ragione di dolerti, — soggiunse l'amante stringendo la destra della fanciulla tra le due mani, ed accostandola alle sue labra — Ma il tuo rimprovero dovrebbe essere rivolto a me. — Io lotto fra la legge dettata dalla mia condizione, e quella che tu padrona del mio cuore, árbitra della mia felicità, a miglior ragione, hai dritto d'impormi. — Credi, però, Agnese; non è a mio vantaggio che io trascino nel mistero il nostro affetto. Quante e quante volte ho ripetuta quella parola, che tu mi hai detto appena fosti salva; oh perchè non nasceste voi in una condizione pari alla mia? Sì: noi saremmo a quest'ora le due più felici creature della terra!„
“Altra volta voi mi ricordaste le parole di mio padre, ed io n'ebbi pronto e salutare conforto. Ora tocca a me a ripeterle.„
“La dimenticanza, questo sudario delle tombe che consuma i nostri cari che vi riposano, indebolirà le memorie or vivissime di tuo padre: allora, attraverso a quelle, brillerà di una luce più sinistra la storia di un affetto che io ho sacrificato a tiepide prudenze, -quell'affetto che non dovrebbe essere, e non è secondo che all'amore di Dio!„
“No, mio signore; qualunque sarà il mio avvenire, io non attribuirò mai a voi il male che mi affligge. Da voi non spero, e non attendo che il bene.„
“Ti è grave la incertezza a cui ti condanna un rispetto mondano: non negarlo, mia cara Agnese, l'hai detto....„
“Vi è caro il mio lamento? Grazie, o signore; sì, io mi lagno del destino, perchè temo che il vostro amore rassegnato possa condurvi all'oblío.„