Smarrito nel bosco e condotto, per caso od in balía de' suoi pensieri, lungi dai cortigiani, il Conte di Virtù andava in traccia di un sentiero per ricongiungersi a' suoi, quando le grida lo fecero avvertito di un vicino pericolo.

Fantasticando nella ricerca della cagione più probabile di quell'allarme, gli balenò súbito alla mente il sospetto, che alcuno fosse alle prese col cinghiale. — Diè di sprone al cavallo verso quella parte, attraversando il bosco con quanta celerità gli era consentita dalla sua foltezza, e non curando il continuo flagello dei rami che gli sbarravano la via. Giunto sullo spiazzato, vide che non s'era male apposto, e d'un salto fu a terra.

Il leardo, avute le redini sul collo, non abusò della libertà accordatagli; s'arrestò, e levato alto il capo, parve cercare collo sguardo il suo padrone e richiamarlo a sè con un nitrito.

XIX.

Volgere le offese contro il cinghiale, tenergli dietro, assalirlo, ucciderlo, erano cose facili a chi aveva prontezza d'armi e di coraggio. — Ma nel caso presente, perchè la vittoria non venisse sfruttata, o perchè non costasse troppo cara, ci voleva assai più tattica che valore. — Il nemico traeva seco nella ritirata un prezioso ostaggio.

Il conte, a tale considerazione, moderò il passo, ed accennò colla mano alla donna che facesse sosta, prevedendo che la fiera, riavutasi dal momentaneo turbamento di un'aggressione, avrebbe obedito alla sua inerzia naturale. — E infatti, al cessare d'ogni movimento, s'avviò dessa colla sua ordinaria lentezza nel bosco, trascinando seco e sempre allo stesso modo, la preda. — Il cavaliere, tenendo fisso lo sguardo a quel punto in cui il fruscío de' rami e l'ondulazione degli arbusti accusavano il passaggio del cinghiale, legò in un attimo il cavallo ad un albero, impugnò l'asta, ed avvicinatosi alla donna, le disse sommessamente: “coraggio.„ — Poscia lesto, in punta de' piedi, evitando ogni strepito, diede una giravolta; e, per una via più lunga, si diresse verso quella parte del bosco, dove, a suo intendimento, erasi nascosta la fiera.

Con arte finissima si era questa collocata in una posizione quasi inespugnabile, acquattandosi ai piedi di una quercia due volte secolare, entro un covo formato da una siepe di radici contorte e scalzate. Il principe, poichè l'ebbe veduta, non l'affrontò, essendovi troppo grave pericolo per la vita del bambino, che giaceva a terra presso le zampe dell'animale; ma valendosi di quella teoria, che abbiamo udita dalla bocca del guardacaccia ad istruzione di un male esperto, studiava il modo di costringere l'avversario ad un movimento di fianco, che gli permettesse d'impadronirsi anzitutto della preda.

L'asta che egli impugnava, come tutte le armi che servivano a tal genere di caccia, aveva una lama acutissima fatta a zagaglia; tagliente cioè da un lato, dall'altro fornita di spine lunghe e ricurve, a guisa delle frecce de' selvaggi, che, penetrate nel corpo, non possono ritrarsi dalla ferita senza squarciarne orribilmente i margini. Con ciò e col mezzo di uno spuntone più lungo e del pari ricurvo, che esciva dal collo della lama dove la cocca bipartita in due branche si stringeva al troncone, diveniva cosa meno difficile il ferire l'avversario nella parte opposta a quella in cui si trovava il feritore, e trarlo nell'inganno di cercare il nemico dov'egli non era. Tale maneggio, inutile forse colle altre fiere d'ordinario più snelle, dava tempo a preparare nuove offese contro questa, sempre tarda ed impacciata ne' suoi movimenti.

Il conte vedeva adunque il cinghiale; ma questo non si accorgeva di essere veduto. — Il primo, s'avanzava pian piano, guardandosi dal tentare offesa, che non fosse un colpo sicuro. L'altro, interamente ricomposto dalla fiducia di trovarsi solo, vagheggiava in uno spensierato riposo la squisitezza della rara ghiottornía che s'aveva dinanzi; fiutava cupidamente il bambino, e ne leccava i panni e le carni. La creatura, appena fu deposta a terra, riavutasi dagli squassi sofferti, cessò dal piangere.

Poco lungi, sulle pedate del suo difensore, levavasi la madre in punta de' piedi, drizzando, fin dove era possibile, lo sguardo per indovinare che avvenisse. — Lo sgomento d'alcuni istanti prima erasi cangiato in un'angoscia più profonda ma meno disperata.